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Lombardo, i Carabinieri confermano i pentiti
Sotto inchiesta la casa del governatore

Frequentazioni e appalti sospetti. Sarebbe tutto vero quanto in queste settimane è stato riferito dai collaboratori di giustizia nel corso del processo per voto di scambio al presidente della Regione Sicilia e al fratello onorevole Mpa. Lo conferma il maggiore Lucio Arcidiacono dei Ros di Catania. Che dice anche di più. Come i lavori di ristrutturazione della casa in campoagna di Raffaele Lombardo, affidati a una ditta ritenuta vicina alla criminalità

Claudia Campese

Appalti, posti di lavoro, frequentazioni sospette. Persino i lavori nella casa di campagna del governatore siciliano Raffaele Lombardo. Questi gli argomenti al centro dell'udienza di oggi per voto di scambio nei confronti del presidente della Regione e del fratello Angelo, deputato nazionale Mpa. Ad essere ascoltato per la seconda volta è stato il maggiore del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri di Catania Lucio Arcidiacono. Testimonianza la sua utile ai magistrati etnei per confermare le parole dei collaboratori di giustizia. Che raccontano di aver aiutato in diverse tornate elettorali i fratelli Lombardo. In cambio di un aiuto: mantenuto o soltanto promesso, questo è da accertare. Ad aiutare la ricostruzione, un data base di contatti vicini al presidente, annotati per nome, numero di telefono e segni particolari: una sorta di libro mastro dell'Mpa.

Le frequentazioni. E' proprio in questo elenco che Arcidiacono trova uno dei riscontri alle dichiarazioni del pentito Eugenio Sturiale, ex esponente del clan mafioso catanese dei Laudani. «Come riferito dal collaborante, Antonio Zappalà risulta effettivamente l'autista di Raffale Lombardo, ai tempi in cui era ancora presidente della Provincia – dice il maggiore – Un pregiudicato per furto e rapina, incontrato più volte in compagnia di soggetti segnalati per la loro vicinanza alla criminalità, nel 2006 è stato assunto dalla Multiservizi». Nella stessa rubrica telematica anche Salvatore Vaccalluzzo, nominato da un altro collaboratore, Gaetano D'Aquino, ex esponente dei Cappello, come il tramite tra i Lombardo e il clan. A Vaccalluzzo il governatore avrebbe promesso in cambio di aiuto elettorale un posto per il figlio o la figlia – il pentito non ricorda – laureato in area medica. «E in effetti uno dei figli di Vaccalluzzo, per l'esattezza Giuseppe, è laureato in odontoiatria», conferma Arcidiacono. Solo alcuni dei risconti portati oggi in aula dal maggiore, che aggiunge anche una novità: «Alle elezioni del 2008 anche il fratello di Gaetano D'Aquino è stato eletto al consiglio della prima circoscrizione con una lista legata all'Mpa».

Gli appalti, pubblici e privati. Un altro capitolo della testimonianza riguarda poi i lavori per i quali i fratelli Lombardo avrebbero favorito ditte a loro vicine, forse come contropartita dell'aiuto elettorale. Come il finanziamento regionale da 12milioni di euro per il parcheggio Sanzio di Catania: «L'unico a ricevere soldi pubblici, ma comunque bloccato per le inchieste giudiziarie». Opera riconducibile a Mariano Incarbone, arrestato durante l'indagine Iblis, finanziatore a sua volta «nel 2008 di 50mila euro per la campagna elettorale dell'Mpa». Oppure ancora come nel caso del Maas, il mercato ortofrutticolo catanese di cui è proprietaria una società pubblica: quasi totalmente della Regione Sicilia, con la partecipazione tra gli altri del Comune e della Provincia di Catania. «A giugno del 2008, subito dopo le elezioni, scade il bando per l'assegnazione degli stalli al mercato – racconta Arcidiacono – Nel 2009, i primi affidatari risultano diverse ditte in cui compaiono pregiudicati», la maggior parte per reati di mafia. Il maggiore sciorina un elenco, ma precisa: «Cito solo le principali, perché sono veramente troppe». Gli stessi lavori di costruzione del mercato, spiega, sono stati affidati a Vincenzo Basilotta, imprenditore ritenuto vicino alla criminalità organizzata. Un nome che ritorna, nella testimonianza del maggiore, a proposito dei rapporti con Raffaele Lombardo. Sempre a Basilotta sono infatti stati affidati i lavori di ristrutturazione e costruzione di una piscina nel 2003 nella casa in campagna del governatore, a Ramacca, intestata alla moglie Saveria Grosso. «Il calcestruzzo utilizzato per i lavori proveniva dalla ditta di un esponente mafioso di Palagonia – racconta – 200 camion di terra vegetale vennero portati dal centro commerciale Porte di Catania, allora in costruzione». Sempre da Basilotta. Servizio extra, quest'ultimo, secondo il maggiore: «Perché non risulta tra le spese pagate».

La Safab e la denuncia del legale. E proprio del legame tra Lombardo e Basilotta sarebbe stato geloso Giovanni Barbagallo, il geologo «uomo d'onore riservato», considerato il tramite principale con i fratelli Lombardo. A lui si sono rivolti i vertici della Safab, società promotrice del progetto di costruzione di un residence per i militari americani di Sigonella. Un piano bloccato dal genio civile di Catania per il rischio idrogeologico dell'area. Dalla ditta si chiede quindi, attraverso Barbagallo, un intervento di Raffaele Lombardo, affinché sblocchi la situazione. Che però resta ferma. «Secondo i vertici aziendali il rischio idrogeologico era tutta una scusa – spiega il maggiore – Perché in realtà si voleva favorire un progetto analogo da realizzare a Lentini, ad opera di Basilotta e sui terreni di Mario Cancio Sanfilippo (imprenditore ed editore-direttore del quotidiano catanese La Sicilia ndr)». «Raffaele Lombardo sta affrontando un altro processo, per concorso esterno in associazione mafiosa, perché avrebbe in qualche modo aiutato la Safab – sbotta Alessandro Benedetti, nuovo legale del governatore - Oggi il maggiore Arcidiacono ci viene a dire l'esatto contrario e cioè che avrebbe penalizzato ingiustamente la Safab». «Siamo a giudizio in due processi diversi, per i medesimi fatti, ma in cui l'ipotesi accusatoria è esattamente contraria – conclude - Questi sono fatti gravissimi». Di cui si continuerà a discutere in entrambe le sedi.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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