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Affaire Grasso, il vicesindaco Bonaccorsi contrattacca
«Conversazione privata, diffonderla è stato illegale»

«Un dialogo che non è tratto né da I cento passi né da un articolo di Peppino Impastato», commenta la protagonista Lidia Adorno, capagruppo M5s in Consiglio. «Significato distorto», replica a distanza il numero due della giunta di Salvo Pogliese

Luisa Santangelo

Quel giorno in Consiglio comunale c'era un clima piuttosto teso, almeno tra due persone. Una era il vicesindaco Roberto Bonaccorsi, e l'altra la consigliera del Movimento 5 stelle Lidia Adorno. Lo sfondo dell'ormai famosa conversazione tra l'ex candidato sindaco grillino Giovanni Grasso e il componente della giunta, registrata dallo stesso Grasso e finita nella chat del gruppo Cinque stelle, è una seduta straordinaria del senato cittadino. Il 20 maggio, infatti, si tiene l'appuntamento consiliare straordinario richiesto dal consigliere pentastellato Graziano Bonaccorsi. C'è da discutere della riscossione dei tributi e, più in generale, dello stato delle casse dell'ente municipale. È finita quella seduta che avviene la telefonata pietra dello scandalo, costata a Grasso l'ingresso nel gruppo misto e, probabilmente, un provvedimento da parte del Collegio dei probiviri del Movimento 5 stelle nazionale. «È riprovevole dal punto di vista etico registrare di nascosto una telefonata e non è consentito dalla legge diffonderne il contenuto - afferma a MeridioNews Roberto Bonaccorsi - Ritengo inoltre sia stato distorto, rispetto alla mia effettiva volontà, il significato di una conversazione privata».

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