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Affaire Grasso, la minaccia di Giarrusso al Comune
«Finché Bonaccorsi resta, la città non avrà un euro»

Il senatore Mario Giarrusso fa la parte del leone durante la conferenza stampa del Movimento 5 stelle per chiedere le dimissioni del vicesindaco e assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi. Attaccato per il contenuto della telefonata con Giovanni Grasso

Luisa Santangelo

Foto di: Luisa Santangelo

Foto di: Luisa Santangelo

«Se l'interlocutore della viceministra Laura Castelli rimarrà Roberto Bonaccorsi, non si andrà da nessuna parte. O Pogliese farà subito pulizia e chiarezza, oppure non si presenti a Roma né da nessuna parte a chiedere un euro perché non gli sarà dato». La minaccia di Mario Giarrusso al Comune di Catania arriva in conferenza stampa. L'affaire Giovanni Grasso sembrava sulla via del tramonto, ma stamattina è tornato al centro dell'agenda politica della città. In una sala Coppola gremita di attivisti pentastellati e rappresentanti del Movimento 5 stelle regionali, nazionali e neo-europei (vedi alla voce Dino Giarrusso), la consigliera comunale Lidia Adorno legge stralci della conversazione telefonica privata tra l'ex candidato sindaco M5s Grasso e l'attuale vicesindaco Roberto BonaccorsiUna telefonata registrata da Grasso e inviata, sembra per errore, alla chat del gruppo degli attivisti grillini catanesi. I fogli con la scritta «Dimettiti» e «'u coppu giustu» sono su tutte le sedie e attaccati al tavolo, sopra alla bandiera del Movimento. E quella frase, arrivata dopo una minaccia di querela da Bonaccorsi ad Adorno, è diventata il pretesto per chiedere la rimozione dal suo incarico dell'attuale assessore al Bilancio.

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