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I clan catanesi alla conquista del litorale capitolino
Emigrazione e malavita: il patto tra Loria e Fragalà

Nel carcere di Rebibbia ci sono, nel 2011, due detenuti etnei. Sante Fragalà e Gaetano Loria, nonostante il regime di massima sicurezza, stringono dietro le sbarre un'alleanza durevole. Due famiglie così larghe che arrivano a lambire perfino i fratelli Nizza

Dario De Luca

«Ci siamo alleati al carcere di Rebibbia, quando eravamo in alta sicurezza tutti e due». È il 2011 e faccia a faccia ci sono Sante Fragalà e colui che diventerà il suo padrino di mafia: Gaetano Loria. La famiglia del primo da diverso tempo ha già lasciato Catania per conquistare il litorale a sud di Roma. «Gli ho spiegato che c'è gente che vende e fa soldi», racconta Fragalà. Un'equazione perfetta per qualunque capomafia. Così convincente che Gaetano Loria i suoi parenti li sposta veramente da Catania alla Capitale. Lui d'altronde non è un personaggio qualunque nel panorama criminale e aprirsi nuovi canali, «per cercare di fare qualcosa e guadagnare», non è male. Loria ha cominciato con gli omicidi e le rapine in trasferta da giovanissimo - nel 1992 lo beccano con cento milioni di Lire in macchina - riuscendo a scalare in poco tempo le gerarchie, fino a diventare il braccio del destro del boss Santo Mazzei, il Carcagnuso

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