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Rostagno, udienza a 24 anni dal delitto
Un minuto di silenzio in aula per ricordarlo

Il 26 settembre 1988 il giornalista torinese veniva ammazzato in un agguato mafioso in provincia di Trapani. La sua colpa? Raccontare la mafia ai trapanesi. In concomitanza con l'anniversario del delitto, ieri si è tenuta l'udienza numero 35 del processo che - dopo 22 anni di attesa - vede imputati per il suo assassinio i boss Vito Mazzara e Vincenzo Virga. Un dibattimento lampo a causa dell'assenza di imputati e testi. In cui, «si è avuta la sensazione che a decidere i tempi fosse ancora la mafia. Ma non è stato così»

Redazione

Sono passati 24 anni da quella notte del 26settembre del 1988, quando il giornalista e sociologo piemontese Mauro Rostagno è stato ucciso in un agguato mafioso a Lenzi di Valderice, in provincia di Trapani. Aveva 46 anni e pagò con la vita il suo coraggio nel raccontare le dinamiche della mafia ai trapanesi. Ieri, in corrispondenza con il ventiquattresimo anniversario del suo assassinio, nell'aula bunker del tribunale di Trapani si è tenuta l'udienza numero 35 del processo sulla sua morte. Cominciato solo il 2 febbraio 2011, dopo più di 22 anni di attese e depistaggi, sul banco degli imputati i boss Vito Mazzara e Vincenzo Virga. Per ricordare Rostagno nel giorno della sua morte, un minuto di silenzio in aula durante il dibattimento di ieri, ma anche un saluto dalla gente. La scorsa notte, anonimi trapanesi gli hanno dedicato per qualche ora piazza del Mercato del pesce, apponendo una targa simbolica con scritto «Piazza Mauro Rostagno, giornalista e sociologo ucciso dalla mafia». Un invito a non dimenticare da chi ancora attende giustizia.

Per raccontare l'anniversario di ieri, riprendiamo la cronaca del giornalista trapanese Rino Giacalone. Tra sguardi, assenze e la presenza ingombrante della mafia. Anche 24 anni dopo.

Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, a nessuno nega il suo sorriso. La dolcezza del suo volto c’è sempre, nonostante le rughe che lo attraversano e che - lo disse un giorno di tanti anni addietro - sono state prodotte non dal tempo ma dai tanti dolori che lei ha dovuto subire da quella sera del 26 settembre del 1988, quando le uccisero il suo compagno, Mauro Rostagno. Non sono rughe, le sue, dovute al tempo che è trascorso, un fatto che può non piacere ma che è umano. Chicca la sua bellezza interiore ed esteriore la possiede sempre, le sue sono rughe «provvisorie», che potranno sparire, ma solo ottenendo giustizia.

L’udienza del processo per il delitto di Mauro Rostagno, la 35esima da quando il dibattimento ha preso il via - era il 2 febbraio 2011 - davanti alla Corte di Assise di Trapani, ha dato un brutto colpo a chi, come Chicca e Maddalena, prime davanti a tutti, attende giustizia. Lo si era detto martedì sera a Milano, alla serata organizzata per ricordare Mauro Rostagno: la mafia per 22 anni da quel delitto è riuscita nel suo intento di uccidere due volte Mauro, di uccidere moralmente altre persone, i familiari, gli amici di Mauro, riuscendo a non andare alla sbarra in fretta come doveva essere. Ieri nell’aula bunker «Giovanni Falcone» si è avuta la netta sensazione che la mafia era riuscita a fare saltare apposta quell’udienza che coincideva con il 24° anniversario del delitto, come dire, «se non lo avete ancora ben capito siamo noi, mafiosi, che dettiamo i tempi». Se doveva essere davvero così…. Non è stato così.

Raccontiamo allora questa udienza. Ore 10, la Corte di Assise presieduta dal giudice Pellino, entra in aula. Il programma dell’udienza è definito, ci sono da sentire tre testi: Renato Curcio, Claudio Martelli, Anna Maria Di Ruvo, citati dalla difesa dell’imputato Vito Mazzara. La Corte poi deve conferire l’incarico di quella che oramai è stata chiamata la «super perizia». Pochi minuti e gli occhi di giudici, pm, parti e pubblico presente cominciano a essere sgranati, molte occhiate si incrociano in modo da interrogarsi l’un con l’altro. C’è un po’ di gente in aula, più del solito, gente che è venuta a testimoniare la presenza più per l’anniversario del delitto che per l’udienza. Ma c’è una inquietudine che si sviluppa subito, che comincia subito a circolare tra i presenti quando all’appello non risponde l’imputato Vincenzo Virga.

In aula al solito c’è l’altro imputato, Vito Mazzara, ma presso il cosidetto sito remoto - il carcere di Parma - non c’è Virga. C’è l’altro suo difensore, Vezzadini, a Trapani c’è l’avvocato Ingrassia, ma il riconosciuto capo mafia di Trapani è assente. Quasi quasi non ne sanno la ragione nemmeno i difensori. Si apprende che Vincenzo Virga il 24 settembre scorso è stato ricoverato in ospedale, che nella giornata di ieri ha subito un intervento chirurgico, ma di tutto questo nessuno era stato informato. L’assenza dell’imputato che non ha prodotto la rinuncia a presenziare comporta lo slittamento dell’udienza. Insomma, sembra che non si farà nulla. Una bella risposta a chi, oggi, a quell’udienza nel 24° anniversario dal delitto voleva dare un contenuto preciso, programma dibattimentale a parte.

La Corte di Assise avrebbe dovuto essere informata per tempo, e invece da Parma la comunicazione è arrivata solo a udienza aperta. Nel frattempo si scopre che non ci sono nemmeno i testi: Renato Curcio ha fatto sapere che aveva impegni tali da non potere arrivare da Torino a Trapani, e che comunque le condizioni economiche non sono così floride da potere fare questo viaggio. Stessa cosa per la Di Ruvo. Claudio Martelli, invece, non c’è perché alla fine la difesa ha deciso di rinunciarvi. Il presidente Pellino, a questo punto, sospende. Serviranno due riprese, alle 11,30 e alle 13,30, per riuscire a capire cosa si potrà fare. Perché alla fine Virga produce la sua rinunzia a comparire, e la Corte di Assise può così aprire l’udienza, affidare l’incarico di perizia al maggiore Paniz dei Ris di Parma, e al prof. Gatti dell’Università di Catania, e definire il calendario delle prossime udienze. Si torna in aula il 10 ottobre, la difesa di Mazzara, avvocato Vito Galluffo, dovrà citare tutti i testi della sua lista.

Questa la cronaca di una udienza che in sostanza è durata meno di un quarto d’ora, ma in questi 15 minuti ce ne è stato uno di minuto che è stato segnato da un «silenzio assordante». L’avvocato Carmelo Miceli - parte civile per Chicca Roveri e Maddalena Rostagno - e l’avvocato Enza Rando - parte civile per Libera - hanno chiesto al presidente Pellino di fare una brevissima sospensione per ricordare la vittima per la quale si sta celebrando il processo. Il presidente Pellino ha acconsentito, invitando tutti ad alzarsi e a osservare un minuto di silenzio. Prima però ha assicurato che il segno di rispetto nei confronti di Mauro Rostagno viene osservato ad ogni udienza, celebrando il processo… Insomma, semmai c’è chi pensa davvero a strategie che possano rallentare il dibattimento. Questi possono solo compiere un atto che non rispetta per prima la vittima, l’ucciso, e la stessa giustizia. Messaggio chiaro.

E Chicca Roveri? Lo abbiamo detto. Il suo è stato il volto di sempre, un sorriso, la dolcezza, ma anche la fermezza di una donna che in tante occasioni ha dovuto trovare da sé la forza per andare avanti. Come nell’udienza di oggi, 26 settembre 2012, 24 anni dopo il delitto di Mauro Rostagno. Dice Chicca: «Ma pensano proprio di riuscire a ritardare il giorno in cui si possa arrivare alla sentenza? Ma pensano proprio ogni giorno ad inventare qualcosa? Ma gli avvocati di Virga e Mazzara hanno paura di arrivare alla fine di questo processo? Sembra di sì! Io so che quello che sta succedendo con questo processo è che si sta facendo chiarezza su chi era Mauro, su chi l’ha ammazzato e su chi ha depistato». Chicca è arrivata ieri, 25 settembre a Trapani, da sola con tre amici, è andata al cimitero di Valderice dove riposa Mauro. «Gli ho detto che ero lì e che sarei stata oggi qui, in aula, per Lui».

Contributo di Rino Giacalone su Facebook

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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