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Scandalo UniCt, la lettera del decano sulle elezioni
«Decreto demodé? Vero, ma attualmente in vigore»

All'indomani dell'ufficializzazione dei cinque candidati alla carica di rettore, il professore Vincenzo Di Cataldo scrive una lunga missiva a docenti, personale e studenti dell'ateneo. Spiegando le motivazioni che lo hanno spinto a non posticipare le votazioni

Luisa Santangelo

«Capisco che un decreto umbertino possa sembrare un po’ demodé, e qualcuno lo ha detto, ma chi è chiamato ad eseguire le leggi non può permettersi di autoesonerarsene solo perché un decreto di sicura vigenza reca la firma dell’ex re. Del resto, questo non è certo l’unico caso: in Italia vigono ancora migliaia di leggi e decreti risalenti al periodo monarchico». Il professore Vincenzo Di Cataldo, decano dell'università di Catania, scrive una lunga lettera a colleghi, personale e studenti dell'ateneo. A qualche giorno dall'ufficializzazione dei cinque candidati alla carica di rettore, mentre non si placano le polemiche sulla scelta di fissare le votazioni per il 23 agosto, Di Cataldo cerca di mettere i puntini sulle i. «Proprio perché legittimato a svolgere le funzioni di rettore, il decano aveva e ha il potere di convocare il Senato accademico, e lo ha convocato - si legge nella nota - Il Senato ha invitato il decano a indire le elezioni. E il decano le ha indette. Tutto questo, secondo le norme indicate, e, ripeto, con il consenso unanime del Senato, del Direttore generale e dei Dirigenti tutti dell’Ateneo. E, aggiungo, con piena informazione del Ministro dell’Università».

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