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Giarre, estorsione a imprenditore: decisione rinviata
Comune si costituisce parte civile, Confcommercio no

Tra un mese si saprà il destino di Roberto Bonaccorsi, Tiziano Russo e Francesco Messina, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di aver pestato il commerciante per conto dei clan Laudani e Santapaola

Salvo Catalano

Sono accusati di estorsione aggravata del metodo mafioso, per aver minacciato e pestato un imprenditore di Giarre, a cui avevano chiesto il pizzo: 50mila euro per conto dei clan Laudani e Santapaola

Stamattina il gup Luigi Barone ha accolto la richiesta di rito abbreviato di uno degli imputati, Roberto Bonaccorsi, 54 anni, difeso dall'avvocato Francesco Trombetta; respinta invece la richiesta degli altri due imputati, il 26enne Tiziano Russo e il 52enne Francesco Messina. I legali di questi ultimi due - Claudio Grassi, Ernesto Pino e Antonio Cristofaro - avevano chiesto l'abbreviato condizionato all'audizione della vittima, l'imprenditore Tonino Torrisi. Ma la richiesta è stata respinta dal giudice. «Il processo è definibile allo stato degli atti - afferma Barone motivando la decisione - e un ulteriore esame della persona offesa è del tutto superfluo». 

Russo e Messina devono rispondere anche di lesioni aggravate: il primo per aver violentemente picchiato il commerciante, il secondo per aver spalleggiato il più giovane nell'aggressione. La vicenda vede come parte offesa l'imprenditore Torrisi, che si è rivolto ai carabinieri dopo il pestaggio subito il 15 ottobre 2018 a casa di Russo (che si trovava ai domiciliari in quel momento) nel quartiere cosiddetto Ghiaccio, nei pressi delle case popolari di via Trieste. Qui Russo avrebbe minacciato la vittima: «Da ora in poi mi devi portare mille euro al mese, 50mila euro di arretrati e il 2 per cento delle costruzioni che stai facendo», per poi colpirla ripetutamente davanti a Messina. Entrambi, secondo la procura, hanno agito in quanto appartenenti al clan Laudani. Russo si è invece difeso sostenendo che la vicenda fosse riconducibile a problemi di carattere personale. 

Due giorni dopo è Roberto Bonaccorsi, che conosce l'imprenditore, a presentarsi alla vittima proponendosi come mediatore. Bonaccorsi è infatti ritenuto espressione del clan Santapaola-Ercolano, storicamente rivale dei Laudani, eppure, secondo gli inquirenti, in questa occasione i due gruppi criminali attivi a Giarre e nel comprensorio avrebbero agito d'intesa. 

Bonaccorsi riferisce di voler contattare Antonino Di Mauro, figlio di Paolo detto u prufissuri del clan Laudani, in quanto legato a Russo. Sarebbe stato poi lo stesso Di Mauro e interessare Benito La Motta, come appartenente ai Santapaola. Qualche giorno dopo, Bonaccorsi torna dalla vittima ed esce allo scoperto: «In tutti questi anni ti sei fatto i cazzi tuoi - lo avrebbe minacciato - non hai portato soldi a nessuno e quindi ora si cambia. Quindi devi pagare 50mila euro di arretrati, mille euro per i negozi e, come fanno tutti, il 2 per cento per le costruzioni. L'aggancio con Tiziano Russo era solo una scusa per farti pagare». Per poi rincarare la dose: se il commerciante non avesse pagato 50mila euro in cinque anni, a cominciare da due rate di cinquemila euro nel giro di due mesi, lo avrebbero «ammazzato di botte ogni giorno». Torrisi consegna una prima rata del pizzo da duemila euro, ma è già sotto protezione dei carabinieri che da lì a breve arrestano i tre imputati. 

Stamattina l'imprenditore, difeso dall'avvocato Giovanni Li Destri, non era in aula. C'erano invece i rappresentanti dell'Asaec di Catania, associazione antiestorsione, che si è costituita parte civile; così come la vicesindaca del Comune di Giarre, Patrizia Lionti. Anche l'ente comunale ha deciso di costituirsi. «È un atto dovuto, un dovere morale - spiega Lionti - non dobbiamo considerarla una cosa straordinaria, un professionista è stato leso nel suo diritto di libertà imprenditoriale e noi saremo al suo fianco». Non si sono presentate invece la Confcommercio di Giarre e l'Unione libera artigiani (di cui lo stesso Torrisi fa parte), nonostante nel Comune ionico ormai da molti anni non accadeva che un imprenditore vessato dalla criminalità organizzata decidesse di denunciare. «Ho seguito personalmente questa vicenda sin dall'inizio - spiega il presidente dell'associazione Attilio Lo Po' - a maggio del 2019 abbiamo chiesto ufficialmente alla sede provinciale di Catania l'autorizzazione a costituirci parte civile, ma deve esserci stato un cortocircuito che mi amareggia molto». 

La prossima udienza è stata fissata per il pomeriggio del 2 ottobre, quando a parlare saranno il pubblico ministero Giuseppe Sturiale e gli avvocati delle parti civili. Il gup Barone ha deciso di far procedere insieme i due fascicoli, abbreviato e ordinario. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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