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Le sale della generazione di passaggio
«Tutti abbiamo avuto un Cinema Paradiso»

Tra l'avvento della televisione e la morte del cinema così come lo conosciamo, c'è una generazione particolare che ha vissuto appieno rinascite, evoluzioni e crisi del settore. In attesa dell'evento sul tema di lunedì 12 organizzato da Cinestudio e CTzen, Luciano Granozzi - docente di Storia contemporanea e tra i fondatori della cooperativa Azdak - ci regala un ricordo di due sale storiche catanesi: Messina e Recupero. E di quella volta che gli spettatori di Lawrence d'Arabia furono sviati da una macchia sullo schermo

Luciano Granozzi

Appartengo a una generazione di passaggio: la prima che vide arrivare in casa la televisione e l'ultima, credo, per la quale i film si vedono al cinema. Poter andare al cinema da soli era un privilegio da maschi, a partire più o meno dagli undici anni. Ci era concesso soltanto nei fine settimana ed era un rito fisso. Probabilmente, tra gli undici e i tredici anni, ho visto duecento film. I western, innanzi tutto: da I magnifici sette a Per un pugno di dollari di Sergio Leone, agli ultimi di John Ford (L'uomo che uccise Liberty Valance e Il grande sentiero). Perché è inutile dire che volevamo una vita come quella di Clint Eastwood e di Steve McQueen. Comunque vedevamo di tutto: dai primi 007, ai film di guerra come La collina del disonore e La grande fuga, ai kolossal come Spartacus di Stanley Kubrick, ai musical come My fair lady e persino al Gattopardo di Visconti, senza sospettare neppure lontanamente che potesse trattarsi di un film d'autore.

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