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Mafia, sciolto il Consiglio comunale di Misterbianco
Il sindaco Nino Di Guardo: «Così lo Stato ci umilia»

«Il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, a seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, ha deliberato lo scioglimento per 18 mesi del Consiglio comunale di Misterbianco»

Luisa Santangelo

Foto di: Luisa Santangelo

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«Il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, a seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, ha deliberato lo scioglimento per 18 mesi del Consiglio comunale di Misterbianco». La notizia arriva come una batosta nella prima serata di oggi. L'ente comunale sarà affidato alla commissione di gestione straordinaria inviata direttamente dal ministero.

L'invio degli ispettori era stato disposto dal prefetto di Catania Claudio Sammartino a novembre 2018, dopo che la procura etnea aveva reso nota l'inchiesta Revolution bet 2. Un'indagine che puntava a scoperchiare un sistema che collegava mafia e scommesse online e che ha portato all'arresto, ai domiciliari, dell'ex vicesindaco di Misterbianco: Carmelo Santapaola. Il numero due del primo cittadino Nino Di Guardo è accusato di essere titolare, assieme ai fratelli Carmelo e Vincenzo Placenti, dell'Orso bianco caffè.

Si tratta di un bar intestato al figlio di Santapaola, che era stato sequestrato un paio di settimane prima per via di presunte irregolarità nel circuito delle scommesse. A svelare il collegamento tra il locale e il vicesindaco era stato proprio MeridioNews, prima dell'arresto di Carmelo Santapaola. L'attività degli ispettori prefettizi è durata sei mesi, al termine dei quali gli atti sono stati inviati a Roma per le verifiche da parte del ministero dell'Interno.

Nella seduta del Consiglio dei ministri di oggi, a prendere in mano la questione è stata la neoministra dell'Interno Luciana Lamorgese, prefetta. Con un atto che il sindaco misterbianchese Nino Di Guardo, in una lettera inviata a questa testata, definisce «crimine di Stato», basato su «un'accusa infamante e inverosimile». Dicendosi «indignato», Di Guardo aggiunge: «Con quest’atto incomprensibile le autorità statali umiliano e mortificano uno dei più virtuosi Comuni siciliani, esempio di legalità e buongoverno». «Sotto la mia sindacatura - continua Di Guardo - nessuna azione amministrativa è stata condizionata da forze esterne e nessuna cosca mafiosa ha messo piede o ha trovato accoglienza o connivenza nel mio Comune».

Le dichiarazioni del primo cittadino lasciano intendere l'intenzione di fare ricorso contro lo scioglimento, una volta che saranno resi noti i contenuti della relazione con la quale il prefetto etneo ha avanzato la proposta di sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. «Per quanto mi riguarda - conclude - non ho rimpianti perché ho servito la mia città fino in fondo con impegno, passione e onore».

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