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Mafia, udienza lampo per Raffaele Lombardo
Incarbone e Barbagallo scelgono il silenzio

È andato a vuoto l'appuntamento giudiziario di questa mattina al tribunale di Catania per il processo all'ex presidente della regione Sicilia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. I due testimoni del giorno, l’imprenditore Mariano Incarbone e il geologo Giovanni Barbagallo, co-imputati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Prossima udienza l'11 dicembre

Desirée Miranda

Quasi subito rinviata l’udienza di questa mattina per il processo con rito abbreviato a carico dell’ex presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. L’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato e il procedimento è affidato al giudice Marina Rizza.

Questa mattina avrebbero dovuto essere sentiti due dei cinque testimoni richiesti dalla difesa. L’imprenditore Mariano Incarbone, condannato a otto anni per associazione mafiosa nel processo Iblis, e secondo i Carabinieri in passato favorito da Lombardo con un finanziamento regionale da 12mila euro per il parcheggio Sanzio, a Catania. E poi  il geologo Giovanni Barbagallo, considerato dai magistrati il tramite principale tra i fratelli Lombardo e la criminalità organizzata e già condannato a quasi dieci anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo Iblis. Proprio Barbagallo nei mesi scorsi è stato al centro delle tensioni tra i legali della difesa e la procura della Repubblica. Gli avvocati di Lombardo nello scorso giugno hanno infatti accusato i magistrati di avere fatto delle pressioni sul testimone affinché raccontasse di Lombardo e dei suoi presunti contatti illeciti.

«Entrambi oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere», spiega l’avvocato di Raffaele Lombardo, Guido Ziccone. «In quanto co-imputati la legge dà loro questa possibilità - continua il legale - e quindi non verranno più sentiti». L’udienza di oggi è quindi andata a vuoto. «Sarebbero state dichiarazioni importanti se le avessero fatte, ma è andata così», conclude l’avvocato.

Il prossimo appuntamento è fissato per l’11 dicembre. Quando sarà ascoltato l’ultimo, in ordine di tempo, dei collaboratori di giustizia etnei: il boss Giuseppe Mirabile. Ex reggente del clan mafioso dei Santapaola, in carcere dal 2003, oltre che per il suo ruolo nel processo in cui è imputato l’ex presidente della Regione, è recentemente stato citato dalle cronache dopo l'attentato subito dal cognato incensurato, Pietro Maugeri, nel suo panificio di via Plebiscito. Sette colpi di pistola contro la vetrata che hanno portato a 26 operazioni dei carabinieri e della squadra mobile nei confronti di persone che risultano affiliate o vicine al clan Santapaola-Ercolano.

Nonostante il suo lungo periodo di carcerazione, Mirabile è già stato considerato affidabile dalla Procura. Tanto che il procuratore capo Giovanni Salvi ha recentemente affermato: «Abbiamo già ottenuto importanti risultati riuscendo a fare luce su un periodo significativo del clan sia per quanto riguarda l’organizzazione interna, sia nei rapporti con le altre famiglie. Ma ci aspettiamo ancora molto».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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