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Donne si mobilitano per i detenuti a piazza Lanza
«Accettiamo stop ai colloqui, ma servono garanzie»

Madri, figlie e sorelle dei carcerati si sono radunate davanti alla struttura. Armate di fischietti e mascherine vogliono rassicurazioni «sulle tutele per i nostri parenti. Siamo pronte a regalare allo Stato tutto ciò che serve», dicono a MeridioNews. Guarda le foto

Marta Silvestre

«Carcerati sì, ma con dignità». Donne, madri, figlie e sorelle dei detenuti catanesi si sono date appuntamento oggi pomeriggio davanti al carcere di piazza Lanza per chiedere rassicurazioni sui propri cari che non incontrano già da una settimana. Cioè da quando per l'emergenza legata al nuovo coronavirus sono stati sospesi i colloqui all'interno degli istituti penitenziari. «Abbiamo accettato di non entrare per rispetto delle regole e perché vogliamo tutelare noi e i nostri parenti detenuti, però chiediamo che alla loro tutela pensino anche i poliziotti in servizio e tutto il personale che entra in contatto con loro».

Si sono armate di fischietti per fare sentire la loro voce e mascherine che sono disposte a «regalare allo Stato purché i nostri parenti carcerati abbiano gli strumenti per tutelarsi». La preoccupazione è che, per via anche del sovraffollamento delle celle, all'interno delle strutture carcerarie «non siano pronti a fronteggiare un'eventuale emergenza di coronavirus». Mentre i bambini che hanno portato con loro giocano sullo scivolo e sull'altalena che ci sono davanti alla struttura, arrivano anche due uomini delle forze dell'ordine in borghese. Le ascoltano senza dire nulla, per qualche minuto, poi vanno via. 

Appesi sotto le pensiline restano due lenzuoli bianchi con poche parole scritte con un pennarello rosso a stampatello. «Covid-19, sovraffollamento, amnistia, indulto, diritti umani». Le stesse che sono comparse davanti a molte carceri italiane e anche siciliane. A piazza Lanza fortunatamente non c'è nessuna rivolta da parte dei carcerati. Negli ultimi giorni, invece, i detenuti hanno protestato, anche in maniera piuttosto forte, sia nel carcere Ucciardone di Palermo che nella casa circondariale di Cavadonna a Siracusa

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