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Coronavirus, raccolta fondi per le vittime della tratta
Cibo e soldi per braccianti agricoli in nero e prostitute

L'associazione Penelope si occupa di aiutare chi resta ai margini della società e, anche in questo caso, del tutto escluso dagli aiuti di Stato. Donne e uomini che vengono venduti dai trafficanti per esercitare la prostituzione su strada o lavorare nei campi

#Aiutiamoliacasaloro, cioè a Catania. Dove vivono e faticano, anche se sprovvisti di documenti o contratto di lavoro. È questa la raccolta fondi lanciata dall’associazione Penelope – in seno al progetto contro la tratta Nuvole 3 - per sopperire alla povertà di chi, trovandosi in una situazione di irregolarità, non rientra in nessun circuito di aiuto istituzionale. «La loro casa è qua», afferma perentoriamente e con orgoglio Oriana Cannavò, responsabile della sede di Catania dell’associazione, da anni attiva nella lotta allo sfruttamento economico e sessuale della persona.

Sul logo della campagna una ragazza di colore si affaccia dalla finestra; sopra di lei l’effigie del liotru, l’elefante, simbolo del capoluogo etneo. A Catania, per Cannavò, c’è «una emergenza nell’emergenza che colpisce le persone più fragili e vulnerabili, perché già vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo. O che versano, comunque, in condizioni difficilissime, perché prive di contratto di lavoro o sottoposte ad orari di lavoro massacranti, senza giorni di riposo o retribuite molto meno di quanto ufficialmente dichiarato».

Braccianti agricoli, prostitute, donne provenienti dall’Europa orientale o dall’Africa, soprattutto nigeriane: questa, prevalentemente, la loro condizione. Donne per le quali l’attuale fermo lavorativo imposto dal Covid-19 non necessariamente costituisce un momento di fuoriuscita dal giro della prostituzione. «Molte di loro – spiega la coordinatrice – hanno contratto un debito per arrivare in Italia, che spesso ammonta a 20 o 30mila euro. Quel debito permane nonostante la diffusione del virus: per paura, per minaccia alle famiglie di origine o per coartazione psicologica dovuta a riti voodoo».

«Si tratta di persone che erano già prive di diritti prima e che ora lo sono ancor di più perché sprovviste di cibo – sottolinea Cannavò – essendo prive persino del loro reddito da sfruttate. Per questo raccogliamo beni di prima necessità, recandoci personalmente nelle abitazioni di chi intende effettuare una donazione, realizzabile anche in denaro tramite versamento su conto corrente». A prescindere dalla condizione o dalla nazionalità, «vogliamo aiutare – continua – tutti coloro, italiani compresi, che rischiano di rimanere fuori da ogni circuito di sostegno da parte dello Stato, in quanto sprovvisti dei requisiti formali necessari per ottenere gli aiuti, come il contratto di lavoro o il permesso di soggiorno. Lo abbiamo già fatto a Scordia, da cui è partita la prima richiesta di aiuto, in un territorio con tanti braccianti agricoli che lavorano in condizioni di sfruttamento. Naturalmente offriamo anche supporto psicologico a chi, essendo privo di documenti, ha ancora più difficoltà a spostarsi, data l’intensità dei controlli su strada in questo periodo». Insomma, l’aiuto dell’associazione è rivolto a chi, pur essendo come tutti a rischio di contagio da Covid-19, di fatto resta invisibile ai fini di qualunque sostegno economico-sociale.

La raccolta fondi si inserisce nel contesto delle attività già svolte dall’associazione nel territorio e precisamente in seno al progetto Nuvole 3, volto alla repressione della tratta nei confronti dei migranti. Un percorso che inizia con il favorirne, innanzitutto, l’emersione, per poi passare alla presa in carico del soggetto e alla fuoriuscita definitiva dal circuito criminale mediante l’adesione a un programma di protezione sociale, previsto dall’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione. Un lavoro graduale, effettuato attraverso le unità di strada che si mettono in contatto diretto con le persone potenzialmente sfruttate nonché mediante la collaborazione con gli enti istituzionali. Tanto che la sede stessa dell’associazione in via Sardo 20, all’Asp di Catania, all’interno di Agorà: centro per la salute della popolazione nomade immigrata e senza fissa dimora; dove l’associazione Penelope è presente per garantire servizi oltre la salute, come l’accoglienza.

Intanto, però, allo sfruttamento preesistente si è aggiunto il bisogno alimentare. «L’emergenza è adesso – conclude la responsabile di Penelope Catania – quindi occorre intervenire subito. La raccolta fondi è partita da due giorni e abbiamo già ricevuto più di venti richieste di aiuto da parte di soggetti vulnerabili che già conoscevamo. Ma è anche arrivata una donazione di mille euro dal Cimo, il sindacato dei medici». 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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