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Iblis, La Causa ancora su Santapaola jr
Scambio di dolci, arancini e pizzini al 41 bis

Di nuovo una lunga giornata di racconti per l'ex esponente del clan etneo oggi collaboratore di giustizia. Sei ore di contro-esame da parte delle difese, tra cui soprattutto quella del figlio di Nitto, il vero capo della famiglia catanese secondo il pentito. «Come mai nessun'altro ne ha mai parlato?», si chiedono i legali. «Perché tutti si ricordano di quanto bastava mezza parola per ritrovarsi incaprettati. Il cognome è sempre quello», risponde il collaborante. Che racconta la vita quotidiana dei due, compagni di carcere duro a Parma e non solo

Claudia Campese

«E' un bugiardo, ma non s'affrunta?». «Dicono che ora c'è un altro mafioso che come lui si sta pentendo». «Vabè, ma non è ca si penti subbito subbito, passa tempu». Il protagonista, anche ieri in collegamento con l'aula giudiziaria del carcere di Bicocca, è ancora lui, Santo La Causa. Ex esponente di spicco del clan Santapaola, oggi collaboratore di giustizia e testimone nel processo Iblis sui presunti intrecci tra mafia, imprenditoria e politica etnee. Tutti parlano di lui: gli imputati presenti, i loro familiari, gli avvocati. Gli stessi, questi ultimi, che ieri hanno rivolto al pentito le loro domande in un fitto contro-esame. Lungo sei ore, tra urla, accese battaglie verbali tra accusa e difesa e la calma serafica del collaborante. Che ha aggiunto con i suoi racconti ancora altri dettagli sul ruolo di Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, in Cosa nostra etnea e sui loro rapporti.

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