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Iblis, parla l'imprenditore parte civile Ardu
«Erano mafiosi? Non dovevo capirlo io»

Tra i sei testimoni presenti ieri all'udienza del processo sulle presunte collusioni tra mafia, politica e imprenditoria in provincia di Catania è lui la vera sorpresa: Antoine Ardu, imprenditore di Castel di Iudica, persona offesa nel procedimento. Che, tra tentennamenti e risposte oscure, ricostruisce una versione dei suoi rapporti con tre imputati che non convince nessuno. E provoca in aula urla e litigi tra le parti

Claudia Campese

«Ma questa sarebbe una persona offesa?». A portare scompiglio durante l'udienza di ieri del processo Iblis - sulle presunte collusioni tra mafia, politica e imprenditoria in provincia di Catania - non sono le parole di un pentito di spessore. Né quelle di uno degli imputati di uno dei tanti filoni del procedimento. A mettere a dura prova corte, accusa e difesa - urla annesse - e pure il pubblico è stata la testimonianza di Antoine Ardu, imprenditore con un'azienda che si occupa di lavori di perforazione, nato in Francia ma residente a Castel di Iudica, parte civile nel processo contro gli imputati Vincenzo Aiello, Carmelo Finocchiaro e Antonino Bergamo. Tre suoi conoscenti, che «mai avrei pensato fossero malavitosi. Finocchiaro suonava persino in chiesa». Nonostante le richieste di messa a posto, i danneggiamenti subiti e le promesse di interessamento. «Poi lo avevo immaginato, ma era un pensiero mio e non l'ho mai comunicato nelle denunce. Toccava alle istituzioni capire chi mi aveva danneggiato, non a me, no?».

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Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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