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Il clan smantellato dopo la denuncia di due imprenditori
Accertate 15 estorsioni. «Molte vittime hanno collaborato»

Le indagini che hanno portato all'arresto di 20 persone, tra esponenti apicali e affiliati alla famiglia di Cosa nostra Santapaola-Ercolano, sono partite da un bigliettino intimidatorio scritto a mano e lasciato in un cantiere edile. Guarda il video e le foto

Redazione

Un bigliettino intimidatorio scritto a mano lasciato davanti a uno dei cantieri della ditta di costruzioni Carmedil Srl di Mascalucia. La richiesta di pagamento di una somma di denaro altrimenti il cantiere sarebbe stato distrutto. Le indagini che hanno portato all'arresto di venti persone nell'ambito dell'operazione Malupasso - 18 in carcere e due ai domiciliari - tra esponenti apicali e affiliati alla famiglia di Cosa nostra Santapaola-Ercolano sono partite dalla denuncia per tentata estorsione presentata negli uffici della compagnia di Gravina di Catania nel febbraio del 2017 dai fratelli titolari della ditta Giovanni e Salvatore Carmeni

Le indagini, che si sono svolte tra il 2017 e il 2018, hanno consentito di accertare 15 episodi estorsivi. «Nella maggior parte dei casi - fanno sapere dalla procura - gli indizi che già emergevano dalle attività di intercettazione hanno trovato riscontro e conferma nelle dichiarazioni delle vittime». In qualche caso, però, le vittime invece sono state denunciate per favoreggiamento degli estortori per avere dichiarato il falso. 

Michele Abate

Antonio Carciotto

Alessandro Bonanno

Fabio Cantone

Rosario Cantone

Alfio Carciotto

Mirko Pompeo Casesa

Alfio Currao

Agatino Fabio Frisina

David Giarrusso

Andrea Gulisano

Giuseppe Iudica

Rosario Emanuele Leone

Giovanni Mazzaglia

Salvatore Mazzaglia

Giuseppe Puglisi

Pietro Puglisi

Salvatore Puglisi

Salvatore Ragonese

Salvatore Tiralongo

Dalle indagini è venuta fuori la struttura e l’organigramma di singoli gruppi del clan mafioso, in particolare di quello operante nel territorio di Mascalucia sotto la direzione dei familiari dello storico boss ergastolano Pietro Puglisi, oggi detenuto al 41 bis. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, la gestione delle attività illecite del gruppo di Mascalucia - diretto senza soluzione di continuità dal carcere dall’ergastolano Puglisi all’epoca ancora non sottoposto al 41 bis - negli anni precedenti alla scarcerazione di Salvatore e Giuseppe Puglisi figli di Pietro, era stata demandata a Salvatore Mazzaglia, Mirko Pompeo Casesa e a Alfio Carciotto, insieme al figlio Antonio. Oltre a questi sarebbe stata provata la collaborazione dei fratelli Bonanno.

Salvatore Bonanno - diventato poi collaboratore di giustizia - avrebbe approfittato dell'assenza degli esponenti apicali detenuti assumendo un ruolo importante nel sodalizio. Sarebbe stato lui ad avviare e gestire alcune attività estorsive con la collaborazione dei suoi fratelli, andando ben oltre i compiti assegnati. Dopo la sua scarcerazione nel 2017, Salvatore Puglisi sarebbe diventato responsabile del gruppo di Mascalucia riaffermando il controllo del territorio e la posizione di vertice che aveva prima dell’arresto.

Gli inquirenti sono riusciti a fotografare la mappa delle attività delittuose, in particolare quelle estorsive nei confronti di esercenti e imprenditori. Le somme estorte alle vittime sarebbero state destinate al mantenimento dei sodali detenuti, in primis di Pietro Puglisi, nonché al soddisfacimento delle esigenze comuni del gruppo. Già il 14 marzo del 2018 erano stati fermati sette elementi di vertice del gruppo che avevano palesato l'intenzione di uccidere un esponente della famiglia per un contrasto nell'ambito di una attività estorsiva. 

Le indagini hanno inoltre dimostrato che il clan avrebbe imposto la propria forza e il proprio dominio del territorio anche con il traffico di marijuana e hashish. Un modo per dimostrare capacità organizzativa nel perpetrare le attività illecite con l’intento di acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o l’assoggettamento di altre attività economiche per avere profitti o vantaggi ingiusti. 

Arrestati in carcere:
1. Alessandro Bonanno, nato a Catania (classe 1990);
2. Rosario Cantone, nato a Mascalucia (classe 1956); 
3. Fabio Cantone, nato a Catania (classe 1987);
4. Alfio Carciotto, nato a Catania (classe 1961);
5. Antonio Carciotto, nato a Catania (classe 1991);
6. Mirko Pompeo Casesa, nato a Catania (classe 1983);
7. Alfio Currao, nato ad Adrano (classe 1967);
8. Agatino Fabio Frisina, nato a Catania (classe 1979);
9. David Giarrusso, nato a Catania (classe 1977);
10. Rosario Emanuele Leone, nato a Catania (classe 1979);
11. Giuseppe Iudica, nato a Catania (classe 1973);
12. Giovanni Mazzaglia, nato a Catania (classe 1990);
13. Salvatore Mazzaglia, nato a Nicolosi (classe 1957);
14. Pietro Puglisi, nato a Catania (classe 1958);
15. Giuseppe Puglisi, nato a Catania (classe 1986);
16. Salvatore Puglisi, nato a Legnano (Milano) (classe 1979);
17. Salvatore Rannesi, nato a Misterbianco (classe 1967);
18. Salvatore Tiralongo, nato a Catania (classe 1975); 

Agli arresti domiciliari:
19. Michele Abate, nato a Catania (classe 1975); 
20. Andrea Gulisano, nato a Catania (classe 1973).

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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