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Iblis, Paolo Mirabile e la mafia nel Calatino
«Santapaola jr? Non lo vedo da ragazzino»

Gestiva le estorsioni nel quartiere Monte Po di Catania e a Caltagirone. Una carriera criminale e il successivo pentimento, entrambi cominciati seguendo le orme del fratello Giuseppe che verrà ascoltato alle prossime udienze. Presente in videoconferenza al processo per le presunte collusioni tra politica, mafia e imprenditoria nel Catanese, il pentito ha raccontato del suo ruolo e ha fatto i nomi dei suoi presunti vertici. Tra questi, spicca l'assenza di Vincenzo Santapaola, da altri considerato il capo

Claudia Campese

Racconta tutto in modo chiaro Paolo Mirabile. A ritmo sostenuto, ma senza l'urgenza di voler aggiungere troppi dettagli propria di alcuni collaboratori di giustizia. Poco più che trentenne, catanese, nipote di Antonino Santapaola, fratello del boss Nitto, ha fatto la sua comparsa oggi in video conferenza, di spalle, al processo Iblis sulle presunte collusioni tra politica, mafia e imprenditoria nel Catanese. Ha raccontato del suo ruolo di responsabile delle estorsioni a Caltagirone e del rapporto con i suoi vertici e colleghi. Molti nomi tra gli imputati nel procedimento, ma non quello che alcuni si aspettavano di sentire: Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto e presunto capo assoluto, seppure nell'ombra, secondo un altro pentito, Santo La Causa. «L'ho conosciuto da ragazzino e l'ultima volta che l'ho visto avrò avuto 15 anni. Parlo di 16 o 17 anni fa - racconta Mirabile - Nell'ambiente malavitoso non l'ho mai sentito nominare». O meglio, come risulta nei verbali resi ai magistrati, solo una volta «per un incontro che si doveva fare» e che era stato riferito allo zio Alfio Mirabile.

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