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Iblis, parla l'ex reggente Giuseppe Mirabile
«L'ipocrisia è la mamma della mafia»

La sua testimonianza era tra le più attese del processo che indaga la zona grigia tra politica, mafia e imprenditoria nel Catanese. Ex capo operativo del clan Santapaola, secondo i magistrati ha molto da raccontare. Per i legali della difesa non è attendibile, perché carcerato dal 2003. In aula però il collaboratore da settembre 2012 presenta una carrellata di personaggi ed eventi di Cosa nostra etnea e calatina

Claudia Campese

«Ho deciso di collaborare perché ho dato la vita a un mondo di ipocrisia. Almeno una volta volevo fare qualcosa per mia moglie e mia figlia, che finora sono sempre state messe in secondo piano». Così Giuseppe Mirabile spiega in aula i motivi che lo hanno portato da ex reggente della famiglia criminale etnea dei Santapaola a pentito. La sua testimonianza al processo Iblis sui presunti intrecci tra politica, mafia e imprenditoria nel Catanese era tra le più attese di questa seconda stagione del processo. «Un collaboratore prezioso e perfettamente attendibile», secondo la procura. Un esponente che dal 2003 è in carcere e quindi lontano dal vero mondo criminale, secondo gli avvocati della difesa. Eppure in aula Mirabile, attraverso le domande del pubblico ministero Agata Santonocito, presenta una carrellata di personaggi, vicende e usanze di Cosa nostra etnea. Ci sono personalità da fiction – come «Salvatore Guglielmino, un killer del mio gruppo chiamato u picciriddu» -, scene di vita quotidiana - «Turi Ercolano era sempre malvestito perché Enzo, figlio di Giuseppe Ercolano, si intascava i soldi che doveva portare a lui» - e ci sono infine gran parte degli imputati.

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