Edizioni MeridioNews

Edizioni MeridioNews

Edizione Catania

L'influencer accusa: «Soldi per fotografia con vaccino»
Policlinico: «Non ci sono medici di ruolo con quel nome»

Il 38enne Rosario Di Stefano sui social network è seguito da decine di migliaia di persone. Il 31 dicembre si è recato al Pronto soccorso. Lì sarebbe stato avvicinato da un dottore che gli avrebbe fatto la proposta. L'azienda sanitaria stigmatizza la ricostruzione

Simone Olivelli

Farsi fotografare mentre fa il vaccino. Ma solo per finta. Con l'unico obiettivo di promuovere la campagna tra i propri follower. Questa l'offerta che sarebbe stata fatta a Rosario Di Stefano, 38enne catanese con un seguito di decine di migliaia di utenti sui social network. A raccontare l'episodio è lo stesso Di Stefano, in una lunga diretta in cui, più di una volta, si scaglia contro «la gente che non mi crede perché ce l'ha con me per partito preso». Tuttavia, l'uomo è convinto di ciò che sarebbe successo: un medico del Policlinico di Catania di cui fa nome e cognome - tale Giuseppe Maimone - gli avrebbe promesso denaro, tramite una non meglio precisata società, in cambio della disponibilità a calarsi nei panni di influencer pro-Vax.

«Mi ha riconosciuto e mi ha fatto i complimenti - dice Di Stefano guardando nell'obiettivo - Una brava persona, fino a un certo punto. Ci siamo messi a parlare. Lui mi ha fatto il nome dell'azienda che non ricordo bene, ma c'è una mia persona fidata che se lo ricorda». A sostegno della propria tesi, il 38enne mostra un certificato di dimissioni dal Pronto soccorso di via Santa Sofia, dove l'uomo è stato sottoposto ad accertamenti in seguito a dolori addominali. Il medico, diverso da quello che lo ha visitato, lo avrebbe avvicinato mentre Di Stefano stava tornando in auto. «Mi fa la proposta - racconta - Mi dice che con una puntura, che potrebbero anche non farmi, soltanto per lo scopo della foto per invogliare la gente a farsi il vaccino. Io gli ho detto: "Dottore, ma che cazzo sta dicendo?"»

A questo punto, Di Stefano ribadisce di avere ripetuto il proprio rifiuto e, pur sottolineando che «questo video non viene fatto per dire di non fare il vaccino», dice ancora che non si prostrerà a quelle che definisce «buffonate di Stato». Nel corso della diretta, che nella mattinata di ieri è sparita dai social network - ma che MeridioNews aveva già acquisito - Di Stefano replica a chi gli chiede conto della veridicità dell'aneddoto. «Ho detto: "Porca troia, perché non ho messo il registratore?"», dice quando qualcuno gli domanda se abbia una prova audio. E aggiunge di essere pronto a finire in tribunale, perché sarà «la mia parola contro la parola di questo dottore».

Contattato da MeridioNews, il Policlinico fa sapere che non esiste nessun Giuseppe Maimone tra il personale di ruolo in servizio e stigmatizza la ricostruzione della vicenda. Dal canto suo Di Stefano è certo di ciò che sarebbe successo e ricorda che, così «come ho rifiutato i gilet arancioni», la sua immagine non è in vendita per finalità di questo tipo. «Trovo schifoso che vengano offerti dei soldi per farsi il vaccino a gente che vuole essere lasciata in pace», attacca il 38enne. Il cui desiderio al momento pare essere quello di poter finire la preparazione di una canzone da dedicare a Sant'Agata.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
Riproduzione riservata

Coronavirus, tutto quello che c'è da sapere

La cronaca, gli aggiornamenti, le disposizioni della Regione, le informazioni utili, gli effetti collaterali. Tutto quello che c'è da sapere sul nuovo virus, arrivato anche nell'Isola.

Palazzo di cemento, storia di uno sgombero

Per decenni la torre C3 Moncada di Librino è stata il simbolo dell'illegalità. Dalla scorsa primavera, il Comune di Catania ha condotto una lunga battaglia per strapparla agli occupanti. La vicenda dello stabile-simbolo di una periferia, dalla sua costruzione ai contrasti tra gli ex-abitanti e ...

I processi a Raffaele Lombardo

Dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - conclusa con una condanna in primo grado a sei anni e otto mesi di carcere - a quella di voto di scambio insieme al figlio Toti. La cronaca completa del trascorso giudiziario dell'ex governatore siciliano

Discariche di Motta S. Anastasia

Dalle proteste alle indagini che hanno scosso il settore dei rifiuti a livello regionale. La storia degli impianti di smaltimento della spazzatura che si trovano in contrada Tiritì e Valanghe d'inverno, tra i più grandi di Sicilia

Mario Ciancio e la mafia

Le indagini, la richiesta di archiviazione, il rigetto del giudice per le indagini preliminari e il proscioglimento. Tutte le tappe dell'avventura giudiziaria del direttore-editore del quotidiano etneo La Sicilia, imprenditore edilizio di opere pubbliche e private

Leggi tutti i Dossier

Segnala una notizia

Utilizzando questo form puoi segnalare le tue notizie alla redazione

Invia un tuo contributo

I campi contrassegnati con * sono obbligatori

×