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Acireale, il magazzino aggiunto al bene tolto alla mafia
Comune: «Unità registrata sette anni dopo la confisca»

La scoperta è stata fatta dagli uffici in concomitanza con la trascrizione al patrimonio dell'ente degli immobili che nel 2017 erano stati concessi dall'Agenzia per i beni confiscati. Una storia che affonda le sue radici nel lontano 2003

Simone Olivelli

Cinquanta metri quadrati apparentemente comparsi dal nulla nove anni fa. Ma soprattutto sette anni dopo che era stato confiscato alla mafia. Il caso degli immobili sparsi per la Sicilia, che pur essendo da tempo sotto l'amministrazione dello Stato risultano tutt'ora occupati dalle persone a cui sono stati tolti, ad Acireale si tinge di giallo. La scoperta è stata fatta dal Comune negli stessi giorni in cui è stata notificata l'inottemperanza dell'ordinanza di sgombero recapitata nel 2018 alla moglie di Giuseppe Cavallaro, 65enne colpito nel 2003 da una sentenza di confisca del tribunale di Catania, poi divenuta definitiva due anni dopo. All'uomo furono imputati le vicinanze con le cosche che spadroneggiavano ad Acireale negli anni Novanta. 

La casa dei coniugi Cavallaro si trova in via Mortara, a pochi passi dalla statale 114 e a ridosso della frazione di Santa Maria Ammalati. L'immobile, su due livelli, ricade tutto all'interno della stessa particella catastale. Il decreto con cui, a fine 2017, l'Agenzia nazionale dei beni confiscati trasferì il al Comune di Acireale, che ne aveva fatto richiesta, riguarda tre subalterni. Termine tecnico con cui si indica ogni singola unità immobiliare. Di subalterni, stando alla sentenza di confisca, in via Mortara ce ne sarebbero stati soltanto tre. A marzo del 2012, però, accade qualcosa: compare un sub 4 di categoria C/2, quella con cui vengono identificati i magazzini. La grandezza, appena cinquanta metri quadrati, è proprio quella. Dalla visura catastale storica risulta che la notifica della registrazione è rimasta pubblicata all'albo pretorio del Comune di Acireale fino al 2 luglio 2012. Proprietari: Giuseppe Cavallaro e Maria Russo. 

Cosa sia accaduto non è ben chiaro. I primi a non saperlo sono gli amministratori acesi che, oltre a chiedere alla prefettura di attivare il nucleo di supporto per liberare l'immobile, a inizio dicembre hanno chiesto lumi. «Dalle visure - si legge nella comunicazione dell'Area tecnica del Comune - è stato riscontrato che l'immobile è stato oggetto di variazione catastale con l'identificazione del sub 4. La confisca scaturita dalla sentenza del tribunale di Catania, divenuta irreversibile in data 21 giugno 2005 è avvenuta in data antecedente alla predetta variazione catastale. Pertanto - continua la nota - occorre provvedere in merito alla risoluzione della problematica insorta, finalizzata all'assegnazione del bene censito in favore del Comune di Acireale».

Stando a quanto appreso da MeridioNews, l'ente locale dopo avere provveduto alla trascrizione delle unità immobiliari (i primi tre sub) adesso attende segnali tanto dalla prefettura quanto dall'Agenzia dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Di conseguenza al momento non è facile dire se prima verrà fatta luce sull'origine del quarto subalterno o se saranno le forze dell'ordine a bussare a casa di Cavallaro. Che, in quel caso, potrebbe rivendicare il diritto di continuare a frequentare il magazzino. Su cui negli ultimi nove anni nessuno ha avuto nulla da obiettare.

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MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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