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Giarre, D'Anna candidato della società civile
Modello Crocetta e fiducia nelle associazioni

Angelo D'Anna corre per la poltrona di primo cittadino del comune ionico appoggiato da una sola lista, Città Viva, lo stesso nome dell'associazione che da un anno e mezzo presiede. «Continueremo ad esserci prescindere dal risultato elettorale», assicura. Intanto, insieme ad un team di 70 professionisti, tra cui molti giovani, ha preparato un corposo programma elettorale che punta molto sulla collaborazione con l'associazionismo. «Il Comune deve mettere i mezzi a disposizione, ma i cittadini devono tornare a gestire direttamente il territorio»

Salvo Catalano

«Sono il più giovane tra i candidati a sindaco». Angelo D’Anna, avvocato, 50 anni, 6 figli - «tutti con la stessa moglie», ci tiene a precisare - ci scherza su. Eppure è vero. È lui, tra i sei contendenti alla scottante poltrona di primo cittadino di Giarre, quello con meno anni. Nessuna precedente esperienza politica, legato fortemente al mondo dell’associazionismo, cattolico praticante. Ha fondato un’associazione, Città Viva, che per preparare il programma elettorale, ha visto al lavoro quasi 70 persone, riunite in sottogruppi sulla base delle competenze specifiche: architetti, ingegneri, commercialisti, operatori turistici e della comunicazione. Con un testimonial d’eccezione: il velocista Claudio Licciardello, semifinalista alle olimpiadi di Pechino e giarrese doc. Il tocco giovane si vede anche nella grafica agile e leggera del materiale elettorale e nella presenza attiva su tutti i principali social network. «A volte rispondo in prima persona, ma ho un gruppo ristretto di persone che li gestisce», precisa D’Anna che, prima di tornare a Giarre ed esercitare la professione di avvocato aprendo una società per la mediazione civile e commerciale, è stato per 20 anni direttore delle risorse umane in aziende come Tim, Telecom e Rodriguez Cantieri Navali.

D’Anna, ci spiega cos’è Città Viva?
L’associazione si è formalizzata un anno e mezzo fa e si propone di essere un punto di riferimento culturale e politico-sociale per promuovere iniziative imprenditoriali. Ciascuno con la propria competenza contribuisce all’implementazione e alla realizzazione delle idee.

Ne sentiremo ancora parlare dopo le elezioni?
Garantisco che, a prescindere dal risultato elettorale, Città Viva continuerà, perché ha una sua vita propria e molti progetti.

Vi presenterete con una sola lista. Un’anomalia rispetto agli altri candidati.
Per noi è un vantaggio: ci mette al riparo dalla soglia di sbarramento, dà compattezza al gruppo e, se dovessimo vincere, ci permetterà di avere la maggioranza in consiglio senza gli sfilacciamenti visti in questi anni nelle grandi coalizioni.

Puntate sulla discontinuità, ma nella sua lista ci sono due ex consiglieri del Pdl– Patrizia Lionti e Fabio Cavallaro – che hanno sostenuto a lungo la maggioranza del sindaco Sodano. Non la reputa una scelta incoerente?
Non volevo consiglieri uscenti nella mia lista. Ma Lionti e Cavallaro da più tempo, circa tre mesi, si sono voluti avvicinare a Città Viva pur avendo altre offerte e hanno accettato il nostro codice etico. Avevo pensato, per loro e qualche altro, ad una seconda lista d’appoggio, ma doveva essere di qualità e alla fine non è stato possibile. La nostra proposta è trasversale, potremo interloquire sia a destra che a sinistra.

Modello Crocetta?
Sì. Ed è la nostra arma in più. Gli altri, con le loro appartenenze politiche, sono svantaggiati. L’amministrazione Sodano, nonostante fosse dello stesso colore della maggioranza alla Regione con Lombardo, ha perso molte occasioni. Anzi, molte volte abbiamo subito la mancanza di libertà di azione, non è stato possibile rivendicare i diritti della comunità giarrese. Ad esempio nel caso dell’ospedale.

A proposito, lei, come membro della Rete delle Associazioni, si è speso per la difesa dell’ospedale. Ma non è bastato. C’è qualcosa che ancora si può fare?
Secondo me c’è la possibilità di ripensare quella struttura. Dal territorio emerge ad esempio l’esigenza di un punto di riferimento pubblico per la riabilitazione e la lungo degenza. Non esistono strutture in grado di offrire queste prestazioni e le famiglie sono costrette a rivolgersi ai privati. E poi si potrebbe aprire un dialogo con l’Asp a proposito degli spazi inutilizzati.

In che senso?
In città abbiamo un ospedale nuovo immenso e semi-deserto; l’ospedale vecchio in centro che ospita diversi uffici dell’Asp, il SerT, l’Avis, qualche posto di psichiatria, ma ci sono ampi spazi vuoti; e infine l’ex Inam di Corso Sicilia che prima concentrava tutti questi servizi. Ecco, proprio qui potrebbe tornare la maggioranza di questi uffici, così che l’ospedale vecchio sia ceduto in gestione al Comune e diventi un centro di aggregazione giovanile.

Giarre è in stato di pre-dissesto. Dove trovare le risorse per migliorare i servizi?
Rivedere la spesa corrente e le consulenze, incentivare la lotta all’evasione e puntare sullo sviluppo della città. Il nostro programma, inoltre, è legato all’autosostenibilità dei progetti e a forme di finanziamento extra nazionale, attraverso i bandi europei.

Un esempio?
Vorremmo realizzare un asilo nido innovativo e lanciare la città per i bambini. Un’idea che rientra tra i progetti dell’Unione europea. Ma i bandi europei sono vari: dall’inserimento degli extracomunitari all’emergenza abitativa. E poi vorremmo sostenere le famiglie e le persone in difficoltà.

Come?
Pensiamo ad un quoziente famigliare che tenga conto del reddito e dei componenti e un contributo una tantum per i nuovi nati. Vorremmo creare gli orti comunali: aree demaniali a disposizione di ultra 65enni, giovani, o extracomunitari con più di tre anni di residenza. Spazi verdi utili a soddisfare le proprie esigenze o ad immettere il prodotto invenduto nei mercatini a chilometro zero. Stiamo realizzando una mappa con le aree demaniali del Comune.

Passiamo alle emergenze. Sulla questione rifiuti il governo regionale studia una riforma che sembra indirizzata verso la gestione diretta del servizio da parte dei Comuni. La ritiene la soluzione migliore?
L’ideale sarebbe il consorzio dei Comuni, che permetterebbe di sviluppare progetti di più ampio respiro. Magari lasciando ai sindaci la gestione diretta della raccolta e del conferimento, ma gestendo insieme la differenziata. Penso a centri di stoccaggio ampi che diventino punto di riferimento dove far venire le ditte che recuperano i materiale della differenziata. Ripartirei con la raccolta porta a porta solo in centro, mentre nelle altre zone avvierei la raccolta di prossimità. E penso ai centri di baratto dove permettere ai cittadini di scambiare materiali di riciclo (vetro, plastica e carta) con prodotti di prima necessità.

Cosa ci sarebbe di diverso tra il consorzio e l’esperienza fallimentare degli Ato?
Il consorzio sarebbe più snello e limitato ad aree geografiche ristrette. Negli Ato i consigli di amministrazione sono stati scelti secondo logiche partitiche.

Ridarebbe l’appalto alla ditta Aimeri?
In linea di massima no, ma è un servizio che ha bisogno di continuità. Servono certezze per dare garanzie ai lavoratori e ai sindacati e in questo momento non conosco altre possibili ditte con cui interloquire. Potrebbe subentrare anche un altro problema: gli eventuali crediti che l’Aimeri vanta nei confronti del Comune.

Come ammortizzare i costi della rimozione della cenere vulcanica?
Si deve fare un piano cenere. È necessario che il comune compri i mezzi, autonomamente o in consorzio con altre amministrazioni, e che vengano usati da personale comunale o attraverso contratti mirati e occasionali a lavoratori con i giusti requisiti. E poi la cenere può essere valorizzata: esistono studi e strumenti tecnologici che attraverso la centrifugazione depurano le scorie non redditizie a fini agricoli e edilizi.

L’affidamento dei parcheggi a pagamento alla società Giarre Parcheggi e l’invasività delle strisce blu fanno discutere. Scioglierebbe il contratto?
Va annullato o quantomeno modificato. Nel primo caso ci sarebbe un costo di alcuni milioni di euro. Una somma quasi pari al contenzioso chiesto dalla società privata, appena due anni dopo la firma di quel contratto. Il parcheggio multipiano Iolanda è costato alla Giarre Parcheggi poco meno di 2milioni di euro, dopo due anni la ditta contesta al Comune 1milione 800mila euro. Dietro c’è un rapporto non corretto tra l’ente e la società.

Secondo lei ci sono interessi personali?
Non lo so, ma credo che la magistratura e gli organi inquirenti dovrebbero controllare. Noi non facciamo gli investigatori, ma se riscontrassimo anomalie non esiteremmo a portare i documenti a chi di dovere.

Qual è la vostra soluzione?
Le strisce blu hanno un senso, ma le multe non possono essere il sistema di finanziamento del Comune sulla pelle dei cittadini, senza peraltro vedere in cambio strade asfaltate o segnaletica nuova. Attualmente la multa è eccessiva: circa 46 euro. Altre amministrazioni riducono la sanzione all’equivalente del pagamento della sosta per l’intera giornata. Potremmo fare così o aggiungere qualcosa, ma non superando i 20 euro. In alcune zone, poi, ci sono troppi stalli a pagamento. Il contratto prevedeva convenzioni per i residenti, ma chi, ad esempio, abita nella zona del Carmine non può certo portare la macchina di sera al parcheggio di piazza Iolanda.

Cosa fare per rivitalizzare il centro storico?
Pensiamo soprattutto al Campo santo vecchio e alla zona tra corso Matteotti e la strada statale. Serve dare ai privati agevolazioni per ristrutturare le abitazioni abbandonate e fatiscenti, con direttive tecniche precise per dare uniformità architettonica, a cominciare dai colori. Se i proprietari non vogliono intervenire, le case potrebbero essere cedute al Comune ad un prezzo simbolico. A sua volta il Comune potrebbe cederle a chi vuole impiantare una nuova residenzialità. O a chi vuole avviare un’attività artigianale o aprire un locale da inserire nel circuito slow food. Sarebbe importante che Giarre superasse i 30mila abitanti, perché i trasferimenti di risorse aumenterebbero del 60 per cento. Non è irrealizzabile: ne mancano circa 1800.

Tre misure a costo zero da realizzare.
Sussidiarietà: riuscire a valorizzare ciò che esiste sul territorio attraverso le associazioni, soprattutto quelle dell’area sociale. Poi adozione degli spazi in alcuni quartieri, soprattutto nelle aree periferiche come via Trieste-via Romagna. Sono i cittadini che devono gestire gli spazi che il Comune gli offre. E infine il recupero degli spazi ambientali attraverso la collaborazione con le associazioni. Il Wwf recentemente ha rilanciato il tema della fruizione del torrente Macchia, dove si potrebbero creare percorsi naturalistici o di mountain bike.

Il torrente è un polmone verde abbandonato dagli amministratori e dai cittadini. Che investimenti finanziari servono per tornare a renderlo fruibile?
Alcuni decenni fa ci fu il tentativo del parco Chico Mendes, da lì si può ripartire. I percorsi naturalistici non richiedono un intervento eccessivo. Non si può recuperare tutto, ma alcune zone sì. Il mio sogno sarebbe andare da Santa Maria La Strada a piazza Immacolata in bici attraverso il torrente.

I tre provvedimenti più urgenti.
Riorganizzazione della macchina amministrativa, ruotando e dando nuove motivazioni al personale. Migliorare il decoro cittadino e ricognizione immediata delle scuole di competenza del Comune per partire con una seria politica di manutenzione. Voglio aggiungerne un quarto: affrontare l’emergenza lavoro ed emarginazione, creando un tavolo con gli attori istituzionali, le parti sociali datoriali e sindacali e le associazioni di volontariato.

A proposito delle spese pazze del Comune: bollette telefoniche di alcuni dipendenti da migliaia di euro e i costi esorbitanti per il trasferimento degli uffici comunali. Che provvedimenti prenderebbe?
Ci sono state forti anomalie: ad esempio il fatto che le imprese impegnate sono state pagate immediatamente, mentre altre attendono da più tempo di veder saldati i propri crediti. E poi spese abnormi rispetto ai servizi offerti: verde e segnaletica interna, impiantistica e altro ancora. Ci sono responsabilità colpose, per negligenza, e altre di diversa natura su cui gli organi competenti stanno indagando. Resta il fatto che c’è un’importante concentrazione di responsabilità nell’area economico-finanziaria. È un gruppo che va rivisitato.

Cosa fare con le incompiute? È favorevole all’istituzione di un parco archeologico come proposto dalla fondazione Incompiuto Siciliano?
Alcune posso essere recuperate alla fruizione della città, e penso alla piscina e al campo d’atletica. Nel progetto originario, quest’ultimo era collegato a un grande polmone verde che si affaccia su viale Federico di Svevia dove già esiste un ingresso secondario. Quei terreni appartengono ai privati, ma si può avviare un discorso. Mentre va verificata la staticità della tribuna, i cui costi di abbattimento sarebbero eccessivi. Nel lavoro dell’Incompiuto siciliano c’erano idee importanti e mi piacerebbe recuperare parte delle loro intuizioni. Ma se si trova risposta alle due incompiute principali, l’idea del parco archeologico viene meno.

Qualcuno l’ha definita un Khomeini della fede cattolica.
Mi sforzo di vivere la fede nel modo più possibile personale e con coerenza, basandola sul confronto, l’apertura alla diversità e al dialogo. Se uno è coerente a questi lavori, la radicalità diventa utile. Sulle unioni civili, ad esempio, non ho un’opinione forte. Per me la famiglia rimane il fondamento e l’idea di riferimento che va supportata, ma la legge dà diritti e prerogative anche a situazioni diverse, non solo alle coppie omosessuali. Se si dovesse parlarne, affronterei il tema con tranquillità.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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