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Città della Scienza, storia di uno spreco
Pronta dal 2009, non è mai stata aperta

Potrebbe accogliere un pubblico di 80mila visitatori all'anno, il polo scientifico voluto dall'Università degli studi di Catania. E' pronto da anni, ma non è mai entrato in funzione per mancanza di fondi. Complessa la sua storia con un tentativo di intervento anche da parte della Regione, non andato a buon fine. Nuovo entusiasmo accompagna adesso i progetti su questa struttura, del cui futuro anche la politica comincia ad interessarsi

Desirée Miranda

La Città della Scienza di Catania nasce per diventare uno dei più importanti luoghi di cultura in Sicilia. Viene ultimata nel dicembre del 2009, ma non viene mai inaugurata né aperta al pubblico. Tranne l’auditorium utilizzato in poche e limitate occasioni. Per creare la struttura, l’Università di Catania ha utilizzato i fondi del progetto Catania-Lecce, destinati al recupero e alla salvaguardia di strutture per gli atenei delle due città. Per l'antica raffineria di zolfo recuperata, che si estende su una superficie di tremila metri quadri e potrebbe accogliere circa 80mila visitatori all’anno, però, non ci sono mai stati i soldi necessari al funzionamento.

Una storia lunga quella del centro culturale etneo, recentemente portata alla ribalta dal gruppo civico Io cambio Catania, facente riferimento al deputato e sottosegretario alla giustizia del Pd, Giuseppe Berretta. Dell'argomento si è tornati a parlare all'interno dell'ateneo catanese, in piena campagna elettorale per l'elezione del nuovo sindaco di Catania, il 30 maggio, all'interno dei Laboratori nazionali del Sud. Un seminario organizzato dalla Fondazione Casa-cultura, arte, scienza e ambiente, fondata da Gaetano Foti, docente emerito di Fisica dell’Università di Catania e responsabile della fase di progettazione della Città della Scienza.  Presente anche il nuovo delegato del rettore Giacomo Pignataro, Agata Copani, che ha promesso tempi brevi per il suo utilizzo. «Il rettore ha molto a cuore questo tema - ha dichiarato - e siamo già al lavoro per reperire le risorse per la riapertura». «Interesse è stato dimostrato anche dalla collega Maria Rita Sgarlata, diventata assessore ai Beni culturali alla Regione», racconta Foti.

L’attenzione si sposta dunque dal piano prettamente universitario a quello politico, dando nuovo vigore all’entusiasmo di chi ha visto nascere il progetto. L’obiettivo è quello di non spegnere i riflettori e, date le difficoltà economiche dell’ente pubblico, cercare di coinvolgere i privati siciliani. «Perché è nella cultura che è possibile vedere un futuro e i nostri studenti sono il motore della città», aggiunge Foti. D’accordo anche Daniele Sorelli, responsabile di Io Cambio Catania.«La sponsorizzazione o la donazione, nei limiti del rispetto del luogo, saranno necessari come avviene in tutti i grandi musei internazionali, perché è evidente che continuare come si è fatto fino ad oggi non è possibile». Un rinnovato entusiasmo che però rischia di essere un fuoco di paglia, come già accaduto in passato.

La struttura doveva essere consegnata dalla ditta esecutrice dei lavori di recupero nel 2008, ma diverse sono state le cause del ritardo «finanche lo sgombero di alcuni occupanti abusivi», dice Foti. In questo periodo si è fatto una sorta di test della progettazione dei percorsi espositivi che, in mancanza della sede opportuna, sono stati allestiti per un breve periodo a Villa Zingale Tetto. Finalmente i lavori nella vecchia raffineria vengono ultimati e il «31 dicembre 2009 viene consegnata chiavi in mano», precisa il professore di Fisica.

Grandi sono le aspettative di chi ci ha lavorato. «Eravamo entusiasti di questo progetto di intrattenimento scientifico, avevamo formato anche il personale, venti persone assunte appositamente per essere qualificate al ruolo di guida e informatori culturali, non semplici custodi – racconta Foti -  ma poi il rettore e il direttore amministrativo ci hanno bloccato». Mancano i soldi e dei grandi progetti rimangono solo le intenzioni. Nel 2010 quindi il gruppo di lavoro si disperde, i ruoli decadono, i dipendenti vengono licenziati e gli unici ad accedere alla struttura sono i custodi.

«Dato che non è legata a nessun dipartimento che possa disporre una certa spesa, non c’è neanche una progettualità a riguardo», ammette il docente. Bisogna attendere il 2012 perché cambi qualcosa. Nel giugno del 2011 infatti, nasce la Fondazione Cutgana - «altra cosa rispetto al Centro universitario Cutgana», specifica Foti - a cui, nei primi mesi del 2012 viene affidata la gestione totale della struttura. Con la nuova amministrazione si riaprono, seppur parzialmente, le porte del polo scientifico. Viene infatti organizzata una serie di seminari con ospiti illustri, il primo dei quali fu lo scienziato scopritore dell’antimateria, Antonino Zichichi.

Il progetto non decolla però, perché i soldi promessi dalla Regione non arrivano. Si arriva quindi ai primi mesi di quest’anno, con nomi nuovi ai vertici dell’Ateneo e della Fondazione.  Angelo Messina si dimette dall'incarico di direttore della Fondazione e del Centro universitario omonimo a causa di un'indagine della magistratura, mentre le elezioni universitarie decretano nuovo rettore Giacomo Pignataro. Agata Copani è la nuova delegata di Pignataro per le strutture museali universitarie. Ad oggi tutto è ancora chiuso, la palla torna a centrocampo, la partita aspetta un nuovo fischio d'inizio.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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