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Stupro piazza Europa, la ricostruzione del legale della difesa
«Rapporto nato con consenso. "Non voglio" era per il video»

«Le chiamate al 112 e al 911 ritengo siano state fatte dal bagno del locale col fine strumentale di avere una prova da usare a suo favore». È la versione che l'avvocato Giuseppe Rapisarda, difensore di Roberto Mirabella, ha esposto a MeridioNews

Marta Silvestre

Foto di: marisa04

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«Tutto lascia intendere che il rapporto sia nato con un consenso». Ne è convinto l'avvocato Giuseppe Rapisarda che difende Roberto Mirabella, uno dei tre ragazzi che - insieme a Salvatore Castrogiovanni e Agatino Valentino Spampinato - è accusato della violenza sessuale di gruppo ai danni di una 19enne statunitense avvenuta la notte tra il 15 e il 16 marzo del 2019 in piazza Europa a Catania. «In macchina il clima era sereno e ci sono degli elementi non credibili nella testimonianza resa dalla ragazza», spiega a MeridioNews il legale che, durante l'ultima udienza del processo con rito abbreviato nell'aula bunker del carcere di Bicocca, ha incentrato la propria discussione su quel «Non voglio» che la giovane ha rivolto più volte ai tre e sulle chiamate al 112 e al 911, il numero unico di emergenze negli Usa.

«Quella frase pronunciata dalla ragazza era rivolta al video e non al rapporto sessuale - sostiene Rapisarda - Per quanto riguarda le telefonate, invece, ritengo che siano state fatte non dall'auto mentre si trovava al porticciolo Rossi ma dal bagno del locale in cui la ragazza si è chiusa dopo». Una ricostruzione che l'avvocato ha presentato in aula davanti al giudice spiegando anche che quelle chiamate sarebbero state effettuate dalla vittima «con il fine strumentale di avere una prova da utilizzare a suo favore perché - aggiunge il legale - sapeva di essere stata ripresa e temeva che ne venisse a conoscenza la famiglia da cui era ospitata». La ragazza che in passato ha già subito violenze, però, in un primo momento non era nemmeno intenzionata a sporgere denuncia. Nel corso dell'udienza precedente, l'avvocata Monica Catalano, ha sostenuto che «la 19enne va a denunciare perché si sente rifiutata da Spampinato che declina l'invito a vedersi di nuovo».

Per i tre giovani, che adesso si trovano agli arresti domiciliari, la pm Valentina Botti ha chiesto pene che vanno dagli otto ai nove anni e quattro mesi reputando i rapporti «non consensuali». Non solo quello in macchina, ma anche il secondo avvenuto nell'androne del palazzo che viene contestato a Spampinato come violenza sessuale. Durante l'udienza preliminare, tra le richieste dei difensori c'era stata anche quella di una perizia psichiatrica sulla vittima per valutarne la capacità a testimoniare ipotizzando un disturbo di personalità borderline. «Il racconto della mia assistita è attendibile», ribadisce l'avvocata Mirella Viscuso che la assiste e che durante la sua discussione in aula aveva ripercorso passo passo tutto il video. Pochi secondi in cui si vede anche la ragazza che cerca di divincolarsi con la testa e spinge uno dei tre con la mano. Uno degli indagati le gira il volto e la trattiene per i capelli nonostante il rifiuto già espresso in italiano. La prossima udienza sarà dedicata alle repliche della pm, della legale che assiste la vittima e delle avvocate di parte civile che rappresentano i centri antiviolenza.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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