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Acireale, sentenza nel processo su stupro nella discoteca
La giudice condanna a quattro anni entrambi gli imputati

La gup Marina Rizza ha ritenuto responsabili degli abusi Salvatore Ardizzone e Salvatore Filetti. I fatti sono accaduti tre anni fa nel parcheggio del locale Qubba, nella periferia di Misterbianco. Il giudizio è arrivato con il rito abbreviato. Gli imputati faranno ricorso

Simone Olivelli

Foto di: basilio orfila

Foto di: basilio orfila

Salvatore Ardizzone e Salvatore Filetti sono stati condannati per la violenza sessuale nel parcheggio della discoteca Qubba di Misterbianco. Il verdetto di primo grado, pronunciato dalla gup del tribunale di Catania Marina Rizza, è arrivato pochi minuti fa. La giudice per l'udienza preliminare, chiamata a esprimersi dopo la scelta del rito abbreviato da parte dei due imputati, ha deciso per una pena di quattro anni per entrambi. La procura, rappresentata dalla pm Michela Maresca, aveva chiesto rispettivamente cinque anni per Ardizzone e quattro per Filetti. Riconosciuta alla parte offesa una provvisionale immediatamente esecutiva.

La vicenda al centro del processo risale all'estate di tre anni fa, quando nel noto locale, alla fine di una serata musicale la vittima, all'epoca 22enne, chiese di un passaggio per tornare ad Acireale ai due ragazzi. La violenza sessuale avvenne nell'automobile, che si trovava nello spiazzo all'esterno della discoteca. In un primo tempo, nell'indagine fu coinvolto anche un terzo ragazzo, accusato di avere avuto un ruolo marginale, ma la sua posizione è stata poi archiviata dagli inquirenti. 

A denunciare cosa era accaduto era stata la ragazza. La giovane - difesa dall'avvocata Milena Occhipinti - si presentò nella caserma dei carabinieri di Acireale, che, accolta la ricostruzione, hanno avviato le indagini. Pochi mesi dopo, il gip emise un'ordinanza di custodia cautelare che portò in carcere Ardizzone e Filetti. I due, dal primo momento, si sono difesi sostenendo che il rapporto sessuale era stato consensuale. Versione sempre smentita dalla giovane, anche nel corso del lungo incidente probatorio che, a marzo di due anni fa, si tenne in modalità protetta. Pochi mesi dopo, gli avvocati degli imputati accolsero con favore il pronunciamento della Cassazione, a cui la procura aveva fatto ricorso dopo che il Riesame aveva disposto la scarcerazione di Ardizzone e Filetti. Per i giudici ermellini, non ci sarebbero stati gravi indizi di colpevolezza per giustificare la detenzione.

Il primo capitolo di questa vicenda giudiziaria ha registrato un'accelerazione a inizio del 2021. A metà febbraio la pm ha chiesto la condanna che, in un primo momento, si credeva potesse arrivare già il 3 marzo. Quel giorno, però, la gup ha deciso di volere ascoltare nuovamente la giovane. La nuova testimonianza è stata raccolta il 16 marzo, quando la 25enne ha confermato quanto dichiarato. E, così, si è arrivati a questo pomeriggio con la sentenza. Il rito abbreviato garantisce agli imputati lo sconto di un terzo della pena. Ma è certo che i difensori di Ardizzone e Filetti ricorreranno in appello.

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