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Il calvario della famiglia di Bronte rimasta senza casa
Si deciderà sull'eventuale rinvio a giudizio della ditta

La coppia, insieme ai figli, ha lasciato l'abitazione di via Etna a marzo 2018. Colpa degli sversamenti di idrocarburi da un serbatoio, posizionato nelle vicinanze da una società che si stava occupando di un cantiere nella stazione Fce

Dario De Luca

«Ritorno al futuro?» Meglio di gran lunga un ritorno al passato e sotto il tetto di casa. È questa la speranza di una famiglia di Bronte, costretta a vivere lontano dalla propria abitazione da oltre tre anniUna storia fatta di tribolazioni: cominciata a marzo 2018 e che il prossimo 13 aprile si arricchirà di un nuovo capitolo. A scriverlo sarà la giudice per le indagini preliminari Marina Rizza, chiamata a decidere se rinviare a giudizio la rappresentante legale della società Ventura costruzioni ferroviarie. L'accusa, portata avanti dalla procura di Catania, è quella di inquinamento ambientale e omessa bonifica

Per capire i contorni di questa vicenda e del calvario che vive la famiglia bisogna spostarsi in via Etna, a Bronte. Una strada a ridosso della Ferrovia circumetnea in cui l'azienda, specializzata in armamento ferroviario, stava svolgendo dei lavori. In un terreno, confinante con quello dell'abitazione, era stato posizionato un grosso serbatoio. Ed è proprio da questo contenitore che per giorni sarebbe cominciato uno sversamento di idrocarburi. Così fino al 18 marzo 2018. Giorno in cui Angelica si sente male ed è costretta alle cure dei medici del Pronto soccorso dell'ospedale Castiglione-Prestianni. A capire l'origine del problema, verificando la perdita dal serbatoio, furono i vigili del fuoco arrivati da Maletto. La casa viene fatta evacuare e un provvedimento del sindaco dichiara inagibile l'abitazione a causa delle infiltrazioni. 

Angelica, insieme al marito e ai due figli, è costretta a trovarsi un nuovo tetto sotto cui dormire. In un primo momento a farsi carico dell'alloggio, pagando l'affitto, è la stessa azienda privata. Ma scaduto il contratto - ottobre 2019 - non viene rinnovato nell'immediatezza. Un particolare che provoca ulteriore tensione, tanto da spingere il marito Antonino, nei primi giorni di dicembre, a minacciare di compiere un gesto estremo. In attesa degli esiti del percorso giudiziario la famiglia brontese continua a vivere in affitto, lontano dall'abitazione di via Etna. 

A settembre 2020 è stata indetta una conferenza dei servizi dal dipartimento regionale Acque e rifiuti con la ditta che ha presentato un piano di caratterizzazione ambientale. «Il sito viene ancora considerato potenzialmente contaminato», spiega Angelica. Secondo le previsioni del piano, che non sarebbe stato ancora attuato, andrebbero fatte delle analisi, tramite campionamento, misura di profondità e altri tecnicismi, per stabilire l'eventuale messa in sicurezza con la vera e propria bonifica. Sul fronte affitto a occuparsene è sempre la società. «Anticipiamo noi il pagamento e ogni quattro o cinque mesi avviene il rimborso ma sempre dopo diversi solleciti», conclude Angelica. L'obiettivo della famiglia resta sempre lo stesso: tornare a casa. 

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