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Etna, i due fratelli diventati cacciatori di grotte laviche
«Dal 2018 censite 40 cavità. L'ultima dedicata a Battiato»

Dario e Paolo Teri, 39 e 34 anni, hanno iniziato quasi per gioco. Da quel momento non si sono più fermati nelle esplorazioni, tra aree impervie e discese, muniti di corde. «C'è ancora tanto da scoprire e segreti da svelare», il racconto a MeridioNews

Dario De Luca

«Conosco l'Etna pietra per pietra». Una considerazione spesso in voga tra chi pensa di conoscere ogni angolo della montagna. L'Etna però per i fratelli Paolo e Dario Teri, guide naturalistiche e maestri di sci, è invece un vulcano ancora tutto da scoprire. Basti pensare che dal 2018 hanno individuato, partendo quasi per gioco, 40 grotte di scorrimento lavico, tutte poco note o inedite. Le ultime due, in ordine di tempo, sono quelle ribattezzate del Sofà e di Gravità permanente in onore del cantautore Franco Battiato. «Prima di iniziare le esplorazioni - racconta a MeridioNews Dario Teri - facciamo una perlustrazione su carta o attraverso strumenti tecnologici così da individuare la presenza di possibili cavità nel territorio». L'iniziativa dei fratelli rientra nel progetto Etna Lava tubes. Una sorta di maxi-censimento delle grotte, visibile sul portale etnaexcursion.it, in cui è possibile osservare tutte le scoperte fatte dal 2018. 

A ognuna di queste viene attribuito un nome e non poteva mancare quella a cui è stato affiancato il cognome delle due guide naturalistiche. La cavità si trova nel territorio del Randazzo nel versante Etna nord. «Normalmente andiamo a fare le esplorazioni con corde e scalette per scendere nelle cavità - continua Teri - A volte però non è possibile perché il luogo è impervio e c'è bisogno di attrezzature particolari». Sull'Etna, fino a tre anni fa, erano circa 250 le grotte censite, adesso si è passati a circa 300 ma il numero è destinato a crescere. «Ci sono tante grotte che abbiamo visto dall’esterno - conferma la guida naturalistica - ma le abbiamo lasciate per esplorazioni future con i mezzi necessari». 

«La nostra convinzione è che più esploriamo il vulcano e più ci rendiamo conto che ci sono tante cose da scoprire e segreti da svelare. Le grotte sono ambienti misteriosi e difficili da rilevare - continua Teri - Perché lo facciamo? Ci spinge lo spirito d’avventura e lo facciamo con molta umiltà perché l'Etna è davvero enorme». L'ultima grotta scoperta, quella dedicata a Battiato, ricade in un'area al confine tra i territori di Bronte e Maletto, sulle lave del 1975 a quota 2250 metri sul livello del mare. «Si tratta di una cavità di modeste dimensioni, accessibile solo con delle corde ma con una forma particolare perché il terreno ha avuto una sorta di collasso e che si caratterizza per la presenza di ghiaccio e neve», spiega Teri. Per raggiungerla dalla località nota più vicina bisogna camminare circa dieci chilometri, su terreni non segnalati o impervi per le lave scoriacee o frammentate. «In termini di tempo servono dalle otto alle dieci ore», spiegano.

Esplorazioni e visite però non sono destinate a tutti gli amanti della montagna. «Tra le 40 cavità censite alcune sono accessibili anche all’escursionista senza particolare capacità ma la raccomandazione è che, anche per regolamento, bisogna usare casco e luci. In ogni caso è sempre meglio rivolgersi a persone competenti». In generale la parola d'ordine quando si frequenta la montagna è rispetto, anche quando si raggiungono mete conosciute come la grotta del Gelo, a 2043 metri e sempre nel territorio di Randazzo. «È un posto molto delicato, da frequentare con responsabilità e poche persone per volta».

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