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È scontro in Consiglio comunale su via Castromarino
Residenti contro la giunta. Pogliese diserta la seduta

Presenti a Palazzo degli elefanti c'erano gli abitanti con i loro avvocati. Obiettivo? Far ritirare l'ordinanza che intima agli inquilini del palazzo crollato più di due anni fa di svolgere i lavori per ottenere l'agibilità. Il primo cittadino non ha preso parte alla discussione

Carmelo Lombardo

Sono le 12.34 quando il presidente del Consiglio Giuseppe Castiglione decreta la fine della seduta straordinaria per discutere dei disagi di via Castromarino. A bloccare Enrico Trantino, assessore ai Lavori pubblici, sono le proteste di una residente del palazzo crollato il 20 gennaio del 2019, ancora per cause da accertare, che oggi era presente in aula. Lei, insieme a più di trenta famiglie, da oltre due anni è in attesa di riavere la sua abitazione. «Sta dicendo delle falsità, non può dire una cosa del genere», ha detto ad alta voce la donna in risposta all'intervento di Trantino, che confermava la validità dell'ordinanza emessa dal sindaco Salvo Pogliese il 12 maggio, con la quale si chiedeva ai proprietari degli appartamenti di presentare un progetto di restauro e risanamento, compresi i collaudi, per ottenere l'agibilità. Tutto a spese degli inquilini. «In attesa che ci sia una sentenza, il Comune e la Regione non possono prendersi gli oneri di pagare dei costi che, purtroppo, spettano ai cittadini - afferma Trantino - Se lo facessimo, rischieremo pure di provocare un danno erariale, almeno fino a quando non ci sia un accertamento giudiziale. L'ordinanza emessa dal sindaco è valida». 

Queste le parole che risuonano in Consiglio, a cui i residenti hanno assistito insieme ai loro avvocati. Trantino ha fatto eco alle parole del consigliere di maggioranza Luca Sangiorgio, che ha evidenziato come prima si debbano accertare le responsabilità in sede giudiziaria. «Il palazzo non può essere crollato da solo - ha detto - Quindi aspettiamo gli esiti. Dall'altro lato, dobbiamo confrontarci con le leggi. Se qualcuno ci dice che sia possibile sostenere le spese dei cittadini, allora cercheremo di farlo anche partendo dal Consiglio comunale, ma diversamente è difficile trovare altre soluzioni diverse a quella dell'ordinanza». Parole pesanti per i residenti che, oltre al Covid, hanno dovuto fare i conti con la perdita della casa. Sotto il palazzo crollato di via Castromarino sorge il cantiere per la metropolitana che da via Plebiscito dovrebbe portare fino all'aeroporto. Gli scavi condotti da Fce (Ferrovia circumetnea) si sono dovuti fermare. La ditta, in attesa che si stabiliscano le responsabilità del crollo, ha avuto l'autorizzazione da parte degli enti preposti di mettere in sicurezza le strutture del palazzo così da poter dare inizio nuovamente ai lavori. Intanto i cittadini attendono. E, come sembra, sono chiamati a dover sostenere le spese per ottenere agibilità. 

Una situazione delicata per cui il consigliere del Movimento 5 stelle Graziano Bonaccorsi insieme ad altri colleghi dell'opposizione aveva chiesto la seduta di Consiglio, magari per avere un riscontro da parte del sindaco Salvo Pogliese, lo stesso firmatario dell'ordinanza, oggi grande assente. «Era l'occasione perfetta per farsi vedere in aula, ma non l'ha fatto, come per altre questioni, per esempio quelle calcistiche, dove lo abbiamo visto sempre presente - sottolinea Bonaccorsi - Siamo fortunati che non ci sia scappato il morto nel crollo. I lavori della metropolitana interessano tutta Catania, tanto che altri residenti in altre zone hanno segnalato tremori e sono preoccupati». Bonaccorsi fa osservare come il 18 maggio, sei giorni dopo dall'emissione dell'ordinanza, il presidente di Fce Salvatore Fiore avesse parlato di lavori di messa in sicurezza di via Plebiscito, via Lago di Nicito e via Castromarino. «In quella commissione nessuno aveva parlato di questa ordinanza che si ripercuote sui cittadini - continua Bonaccorsi - Dalle foto vediamo che adesso viene chiesto ai residenti di ristrutturare o risanare un palazzo che perde pezzi. Alcuni di loro avevano anche fatto dei restauri. Chiediamo quindi che l'ordinanza venga ritirata». Secondo quanto detto più volte anche nel corso del Consiglio, la seduta straordinaria avrebbe trovato le perplessità di qualche consigliere comunale. «Devo sottolineare, però, che le commissioni si sono mosse sempre sul tema - commenta Sebi Anastasi di Grande Catania - Non è la prima volta che avviene un crollo nella nostra città, negli anni scorsi abbiamo assistito ad altre situazioni che avrebbero dovuto quantomeno spingere a fare controllare il nostro sottosuolo. Adesso ci troviamo con l'imbarazzo di un'ordinanza emessa senza alcuna intermediazione».

Di criticità al sottosuolo e di maggiore attenzione ha parlato anche Giovanni Grasso, consigliere del gruppo misto. «Non vorrei che l'atto presentato dal sindaco possa ulteriormente pregiudicare l'andamento del contenzioso che è in atto - si chiede Grasso - Cosa succederà adesso alla ripresa dei lavori? Certo è che quella zona andava tutelata ed esaminata prima: parliamo di un punto che era considerato di interesse archeologico e negli ultimi anni è passata a zona di verde pubblico. Considero l'ordinanza incongruente».  La capogruppo del Movimento 5 stelle Valeria Diana ha voluto leggere una lettera di una dei residenti, che si aspettava un intervento più deciso da parte del sindaco.

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