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I venti (anni) a favore delle donne del centro Thamaia
«Dal Comune neanche un euro per le vittime di violenza»

«Le istituzioni si devono impegnare per garantirci di portare avanti le nostre attività», è l'appello delle operatrici. «Quando riceviamo i fondi e possiamo aumentare le ore di apertura - sottolineano - crescono le richieste di aiuto». Guarda il grafico

Marta Silvestre

Venti a favore delle donne è il titolo scelto dal centro antiviolenza catanese Thamaia per celebrare i suoi primi vent'anni. «È un nome che evoca subito la forza dei cambiamenti che ci impegniamo a portare avanti ogni giorno per le donne e per tutta la comunità del nostro territorio». A fare il punto di questi due decenni di attività è la presidente Anna Agosta. «Vent'anni fa - sottolinea - quello della violenza maschile sulle donne non era un fenomeno così conosciuto, studiato, comunicato e nemmeno normato. In questo arco di tempo - aggiunge - tante cose sono successe e tanto abbiamo fatto anche noi». 

Dalla prevenzione alla formazione e dalla promozione all'accompagnamento, Thamaia agisce su più fronti. Sono circa cinquemila le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza per chiedere aiuto. Di queste, in media sono 250 ogni anno quelle che le operatrici hanno sostenuto in percorsi di uscita dalla violenza. «Molte di più - fa notare Vita Salvo, che da 15 anni fa servizio come operatrice del centro - quando a sostenere le attività del centro ci sono stati anche dei finanziamenti pubblici». Esigui quelli nazionali e regionali, del tutto assenti quelli locali perché il Comune di Catania non ha mai inserito la violenza maschile contro le donne nella programmazione del Piano di Zona. Motivo per cui i centri antiviolenza e le case rifugio vengono escluse dai fondi Pon-Metro

«Le istituzioni, a partire da quelle locali - è l'appello dell'associazione Thamaia - devono impegnarsi di più per garantirci di potere restare accanto a più donne possibili. Negli anni, ci siamo rese conto - aggiungono le operatrici - che quando il centro allunga gli orari di apertura, aumentano anche le richieste delle donne». Una proporzione che è evidente nel grafico con i dati dalla nascita dall'associazione fino a oggi: dal 2001 al 2003, quando il centro era attivo solo per sei ore a settimana, le richieste di aiuto sono state 79. Cresciute in modo significativo nei quattro anni successivi (da 86 nel 2004 a 201 nel 2007) quando il centro ha potuto beneficiare di un fondo regionale e restare aperto per 20 ore settimanali. Scese a 16 nel quinquennio successivo, forte è stato l'impatto sui numeri delle richieste da parte delle donne. Il picco, invece, si è registrato tra il 2013 e il 2014 quando, grazie alle risorse di un progetto finanziato, il centro è stato attivo per 42 ore settimanali e ha ricevuto 588 richieste di aiuto da parte di donne vittime di violenza. Nei tre anni successivi, tornato a 16 ore e senza fondi, i dati sono riscesi per crescere di nuovo tra il 2018 e il 2019.

Poi è arrivata la pandemia che si è portata dietro il lockdown. E, specie nei primi mesi, i telefoni del centralino hanno smesso di squillare, come MeridioNews aveva raccontato in un approfondimento. «C'è ancora molto da lavorare - afferma la presidente Agosta - soprattutto dal punto di vista culturale perché è lì che vanno ricercate innanzitutto le cause della violenza». Per potere andare avanti, Thamaia ha lanciato anche una raccolta fondi. «Vogliamo continuare a stare accanto alle donne e - concludono - abbiamo anche già in cantiere un progetto da portare avanti con le donne disabili vittime di violenza».

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