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Voler rendere più sostenibile il mondo della moda
L'iniziativa siciliana che vuole migliorare il settore

Si chiama Sinas* Sustainability is not a Spot* il progetto ideato e curato dal siciliano Alessandro Federico Veca, in collaborazione con varie realtà e brand e ha l'obiettivo di ridurre gli sprechi. «Avviene ancora anche nel Made in Italy», afferma

Giorgia Lodato

Sono siciliani e sono avanti. Si muovono tra progettazione, arte, sostenibilità, design e virtual reality e hanno dato vita al Sinas* Museum, mostra virtuale dedicata alla sostenibilità nella fashion industry.

Si chiama Sinas* Sustainability is not a Spot* il progetto ideato e curato dal siciliano Alessandro Federico Veca, in collaborazione con varie realtà e brand sostenibili, che insieme al team di Solco, con cui lavora nell’ambito dell’architettura e del design, ha trasferito il concetto di sostenibilità in ambito architettonico creando un museo virtuale – visitabile dal 4 giugno – che permette ai visitatori di intraprendere un percorso, attraverso la moda, per capirne i risvolti positivi e negativi, ciò che viene fatto e ciò che ancora resta da fare per renderla davvero sostenibile.

«Il progetto nasce dal fatto che, sia come gruppo di architettura insieme a Solco che si muove tra Catania, Milano e Londra - sia a livello personale si è pensato di indagare la sostenibilità all’interno del mondo della moda – spiega Alessandro Federico Veca. Per due motivi. Il primo è legato al fatto che quello della moda è uno dei mercati mondiali più influenti al mondo. Si parla di un fatturato medio di circa due miliardi di euro l’anno». Il secondo è legato a un altro, triste, primato: è uno dei settori più inquinanti a livello ambientale e di sfruttamento di minori. «Anche nel caso di brand che si manifestano sostenibili, perché l’ultima parte di trasformazione del prodotto viene fatta in Paesi occidentali - sottolinea Veca - la parte iniziale del processo avviene comunque in Paesi come il Bangladesh o il Pakistan, in situazioni insostenibili per i lavoratori o utilizzando sostanze chimiche inquinanti per l’ambiente. Questo, in qualche caso, avviene anche nel Made in Italy».

Da un po’ di tempo nel settore moda si comincia a parlare di sostenibilità, i brand fanno per la sensibilizzazione, si professano sostenibili. Ma «se andiamo ad analizzare i numeri - aggiunge - in realtà si scopre che questa sostenibilità paventata in molti casi non è reale. E da lì nasce un percorso d’indagine che parte dall’architettura e passa per l’arte, attraverso delle opere di fake adverting che ho realizzato andando a riprendere il linguaggio della moda e riutilizzandolo per denunciare questi dati attraverso una postilla. Questo diventa il punto di partenza, che rende l’arte una sorta di specchietto per attirare l’attenzione e suscitare delle domande». Domande a cui è stato chiesto di rispondere a una serie di esperti che si occupano di sostenibilità in vari ambiti. Dalla sustaninability projects coordinator di Camera della Moda Chiara Luisi all’advocacy officier di Mani Tese Riccardo Rossella, dalla responsabile corporate e consumer di Greenpeace Chiara Campione al vincitore del primo Green Fashion Carpet Awards Tiziano Guardini. E ancora la Green fashion influencer Camilla Mendini, il responsabile di Slow Fashion Italia e CNA Torino Vitaliano Alessio Stefanoni, l’ideatrice del progetto IED “The Time is Now!” Alessia Crea, le artdesigner di Fibra Research Adriana G. Fortunato e Caterina Fumagalli, gli ideatori e i responsabili di fashion brand sostenibili come Rifò Lab, Fili Pari, Par.Co Denim, Ohoskin e Orange Fiber.

Dodici esperti che, attraverso i loro racconti e la loro esperienza, rappresentano le good practices che il settore moda Made in Italy vuole rappresentare nel mondo. È stato questo il percorso che ha portato il team alla realizzazione di questa mostra, selezionata dalla Commissione Europea come evento partner della European Green Week 2021 dal tema Zero Pollution Ambition, ed evento di lancio di Estéthica, nuova realtà ideata da Alessandro Federico Veca per la direzione artistica e creativa di progetti etici e sostenibili.

«L’idea di muoversi nel mondo online nasce non solo dall’esigenza dettata dalla pandemia, ma anche per riflettere sugli sprechi, sull’uso di materiali e sui costi che comporta la realizzazione di un museo grande e imponente – chiarisce Federico Veca - d’altra parte, però, non ci si dimentica l’importanza della socialità e del confronto diretto. Ecco perché l’11 luglio, a Milano, si terrà un evento live con alcune personalità coinvolte nella mostra virtuale, eventi, spettacoli e musica che accompagneranno la giornata».

Ma insomma, questi siciliani fanno lezione di moda a Milano? «Cerchiamo di dare il nostro contributo sull’impegno per la sostenibilità che ormai è un’esigenza, un’urgenza che tutti dobbiamo attuare nel nostro piccolo e nei vari campi - conclude - Non vogliamo insegnare il mestiere a nessuno, approfittiamo dello spazio che ci è stato dato per far riflettere le persone su uno stile di vita e uno stile di acquisto più sostenibile». 

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