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Nel Catanese un ragazzo su quattro non frequenta la scuola
L'allarme lanciato dal giudice che ha tolto i figli ai mafiosi

Il presidente del tribunale dei minori di Catania Roberto Di Bella ieri è stato audito in commissione regionale antimafia. A venire fuori il collegamento tra la dispersione scolastica e il reclutamento dei minorenni da parte della criminalità organizzata 

Marta Silvestre

Nella provincia di Catania un bambino su quattro non va a scuola. Un dato allarmante che è venuto fuori dall'audizione in commissione antimafia di ieri di Roberto Di Bella, il presidente del tribunale dei minori di Catania. Un appuntamento fissato per discutere di dispersione scolastica collegata al reclutamento dei minorenni da parte della criminalità organizzata. Il giudice che, il mese scorso, per la prima volta in Sicilia, ha firmato 12 provvedimenti di decadenza della responsabilità genitoriale nei confronti di mafiosi e trafficanti di droga vicini alle cosche - due dei quali riguardano elementi di primo piano di Cosa nostra catanese - adesso, prova a immaginare anche soluzioni preventive. 

Dati alla mano, nel territorio del Catanese, il tasso di dispersione scolastica (tra i 6 e i 16 anni) oscilla tra la media del 22 e del 23 per cento. Questo significa che ci sono aree della provincia e del capoluogo etneo dove la percentuale è anche di gran lunga superiore. Un allarme raccolto dalla commissione antimafia che parrebbe anche intenzionata a percorrere l'ipotesi di avviare una commissione speciale sul fenomeno. Soprattutto perché i bambini e i ragazzi che non vanno a scuola diventano facile preda per il lavoro nero e anche per essere entrare a fare parte della bassa manovalanza dei clan mafiosi che li adoperano soprattutto nello spaccio delle sostanze stupefacenti

«È una bomba sociale che rischia di ingrandirsi ancora di più - commenta a MeridioNews il presidente della commissione antimafia Claudio Fava - Per questo abbiamo subito raccolto la richiesta del presidente Di Bella di accendere un focus sul tema per trovare delle possibili soluzioni». La prima potrebbe essere quella di fare dialogare i diversi attori che nella prevenzione e nell'analisi di questo fenomeno hanno un ruolo: le direzioni scolastiche e gli enti Comunali, in particolare gli uffici dei Servizi sociali. «La commissione - aggiunge Fava - vuole capire come contribuire nel tentativo accendere un faro su questo tema che, al contrario di come è stato fatto finora, merita di essere al centro dell'agenda politica». Per questo, sono già in programma anche altre audizioni. 

«Le organizzazioni mafiose - aveva affermato Di Bella - si stanno riorganizzando per far fronte agli arresti e reclutano giovani leve dalla strada». Dopo avere già sperimentato il modello in Calabria, il presidente del tribunale di minori di Catania ha allontanato i minori da quelle famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata per fornire loro una alternativa. I bambini e i ragazzi, adesso, vivono in altre famiglie o in comunità. «La nostra non è una sfida - aveva spiegato - Ci limitiamo ad applicare gli strumenti della giustizia minorile». Che prevede che scatti la decadenza della responsabilità genitoriale ogni volta che un padre o una madre trascura o viola i propri doveri non mandando i figli a scuola, indottrinandoli sulle regole delle mafie - come spesso emerge dalle intercettazioni - oppure quando i figli gravitano in ambienti vicini allo spaccio o alla piccola criminalità, anche se non commettono direttamente reati. 

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