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Bronte, donna di 46 anni sgozzata dal marito
L'omicida prova a uccidersi con la stessa arma

Un nuovo femminicidio in provincia di Catania. A perdere la vita è stata una badante originaria di Noto. Nell'aggressione ferita anche la persona che accudiva. La coppia doveva separarsi oggi. Il delitto arriva a poche settimane da quello di Vanessa Zappalà

Dario De Luca

Ancora un femminicidio in provincia di Catania, a poche settimane da quello di Vanessa Zappalà. A Bronte, una donna di 46 anni è stata accoltellata dal marito, Filippo Asero, di 47 anni. Stando alle prime verifiche, la vittima si chiamava Ada Rotini ed è stata sgozzata. 

Originaria di Noto, due figli, di professione badante, stamattina la donna aveva chiesto all’uomo che accudiva di accompagnarla in auto a prendere le sue cose nella casa di via Boscia, dove la coppia viveva insieme fino alla rottura e dove adesso era rimasto solo il marito. Qui è avvenuta l'aggressione, fatale per la donna mentre l'altra persona è rimasta ferita al braccio. Subito dopo il marito si è conficcato un coltello nel petto, probabilmente per uccidersi ma senza riuscirci.

L'anziano accompagnatore è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale Castiglione Prestianni di Bronte, mentre l'assassino è stato trasferito in elisoccorso all'ospedale Cannizzaro di Catania. I medici del Pronto soccorso hanno diagnosticato un trauma addominale. L'uomo, dopo essere stato sottoposto a una tac, è stato trasferito in sala operatoria per l'estrazione del coltello. Le condizioni di Asero sono gravi ma, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe cavarsela. Pare che proprio oggi la coppia avrebbe dovuto ratificare la separazione già avvenuta di fatto .

Come verificato da MeridioNews, Asero nel 2001 fu arrestato per l'omicidio di Sergio Gardani, ritenuto tra gli uomini più vicini al boss di Bronte Francesco Montagno Bozzone. A incastrarlo - portando a una condanna in primo grado all'ergastolo - era stata la testimonianza di un minorenne che raccontò di aver sentito dire a uno dei killer di Gardani la frase «Spara Parracia», soprannome con cui era noto Asero in paese. 

Tempo dopo, nell'ambito delle intercettazioni di un altro procedimento, emerse invece che quelle parole erano state un modo utilizzato dai killer per depistare i testimoni. Circostanza utilizzata dai legali di Asero e che ha portato al proscioglimento dell'uomo in appello e alla sua scarcerazione dopo quattro anni.

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