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Mafia, arrestata figlia di Giuseppe Pulvirenti Malpassotu 
Insieme a lei Ornella Micci, moglie di Salvatore Puglisi

Lucia Pulvirenti, insieme alla coniuge di colui che è stato ritenuto uno dei reggenti del clan Santapaola Ercolano a Mascalucia, avevano un ruolo fondamentale nelle dinamiche interne della famiglia. Le indagini seguono all'operazione Malupassu del 2020

Redazione

Su esecuzione di un'ordinanza emessa dal tribunale di Catania, i carabinieri hanno arrestato la 60enne Lucia Pulvirenti (figlia del boss Giuseppe Pulvirenti detto Malpassotu) e la 36enne Ornella Micci (nuora del boss), entrambe ritenute responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso e, soltanto quest’ultima, anche del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’attività investigativa, che era stata svolta nell’ambito dell’operazione Malupassu , aveva portato il 3 giugno dello scorso anno all’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti al gruppo di Mascalucia della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. Le indagini avevano fatto luce su una serie di attività estorsive del gruppo mafioso, diventati sempre più importanti dopo la scarcerazione del 63enne boss responsabile Pietro Puglisi, avvenuta nel febbraio del 2017.

Importante il ruolo svolto dalle due donne all'interno dell’organizzazione mafiosa. Lucia Pulvirenti, moglie di Pietro Puglisi, oltre a recuperare le somme delle estorsioni, faceva da collegamento tra il marito detenuto e i figli Salvatore e Giuseppe, ai quali riferiva le disposizioni date dal marito. 

Soltanto Micci invece, moglie di Salvatore Puglisi, si era resa responsabile unitamente al marito di un’estorsione di oltre diecimila euro, perpetrata ai danni della proprietaria dell’appartamento nel quale lei stessa abitava. Il provvedimento restrittivo nei confronti delle due donne è frutto del ricorso, promosso dalla procura, avverso all’originario rigetto da parte del gip dell’adozione della misura cautelare, successivamente accolto dal tribunale etneo e dalla Corte di cassazione. A seguito dell’esecutività del provvedimento restrittivo le due donne sono state associate al carcere di Messina Gazzi. 

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