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Cenere vulcanica, i Comuni non ce la fanno più 
«Costi insostenibili, lasciati soli dalle istituzioni»

In attesa che si sblocchino ulteriori fondi e con la speranza che venga attuato lo stato di calamità da parte del governo nazionale, molti sindaci fanno i conti con le difficoltà a pagare la pulizia del territorio. Indetta una conferenza stampa per questa mattina

Carmelo Lombardo

«Non sappiamo più dove smaltire la cenere vulcanica. Noi sindaci possiamo fare un primo intervento, ma adesso bisogna intraprendere dei provvedimenti di natura legislativa. La situazione è diventata insostenibile». Sono passati oltre sei mesi dal primo dei cinquanta eventi parossistici dell'Etna che, oltre a preoccupare i cittadini alle pendici del vulcano, hanno ricoperto i Comuni con tonnellate di lapilli. E se da un lato la Regione, con in testa il presidente Nello Musumeci e il direttore generale del dipartimento siciliano della Protezione Civile Salvo Cocina, hanno provato a dare sostegno alle comunità colpite, dall'altro lato i primi cittadini continuano a fare i conti con i problemi delle casse comunali e con l'impossibilità di conferire l'enorme quantità di terra vulcanica. 

A Giarre Angelo D'Anna è tra questi. «Da febbraio a oggi contiamo cinquanta tonnellate di materiale - spiega a MeridioNews I punti di stoccaggio sono saturi. Al momento abbiamo una dozzina di spazi dove portare la cenere: l'area più grande è quella della frazione di Trepunti, adesso completamente colma. Ci sono cumuli alti quattro metri». Al problema dei sacchi di sabbia vulcanica rimasta per strada si aggiunge quello dei rifiuti dopo la chiusura della discarica lentinese di Sicula e che in qualche modo dovrebbero rientrare nei prossimi giorni. Per risolvere la questione, la Regione e i Comuni hanno chiesto al governo nazionale di riconoscere lo stato di calamità. «Stiamo ancora attenendo - prosegue D'Anna - Avevo chiesto a Musumeci di requisire una delle 19 cave che sono state dismesse come punto dove smaltire la cenere, ma anche dalla Regione attendiamo risposte. A questo punto si è costretti a pensare che a qualcuno risolvere questo problema possa dare fastidio». Finora sono stati stanziati otto milioni tra fondi regionali e nazionali disposti per aiutare i Comuni ad affrontare l'emergenza. Di questi, tre sono stati già investiti per i Comuni in difficoltà. Ma restano una somma risicata di fronte al lavoro che c'è da fare. «Tra la pulizia delle strade, dei detti degli edifici pubblici, delle caditoie e danni ai privati, solo per Giarre sarebbero necessari due milioni: - sottolinea D'Anna - Al momento abbiamo impegnato oltre 700mila euro e ne abbiamo ricevuto poco più di 400mila». 

Per cercare di fare sentire la propria voce, D'Anna insieme ai primi cittadini di Milo, Zafferana, Santa Venerina e Sant'Alfio si sono dati appuntamento alle 10.30 di oggi nella piazza di Milo in una conferenza stampa per discutere la situazione di emergenza delle amministrazioni comunali, ma anche delle imprese agricole e vivaistiche che hanno subito danni a causa della caduta dei lapilli. All'incontro paerteciparanno anche alcune sigle sindacali. «Vogliamo che i media mantengano alta l'attenzione - afferma al nostro giornale in sindaco di Milo Alfio Cosentino - Tutto il territorio è in crisi, ci sono i privati che stanno vivendo dei disagi importanti e hanno bisogno di supporto. Adesso vogliamo che si metta un punto chiaro sulla questione».

«Lo stato di mobilitazione annunciato si è concluso l'1 giugno - sottolinea il sindaco di Zafferana Salvatore Russo - Da quel giorno ci sono state tre occasioni in cui la nostra città è stata colpita in maniera importante dalla cenere. L'8 agosto il territorio è stato letteralmente coperto e da quel momento la nostra area di stoccaggio non ce la fa più a contenere tutta la terra conferita dai cittadini dopo la pulizia di tetti. Noi abbiamo pulito le caditoie, ma dopo il susseguirsi dei fenomeni eruttivi facciamo difficoltà a sostenere delle spese. Abbiamo dovuto rimuovere la sabbia anche da alcune strade di competenza della Città Metropolitana. Al momento abbiamo ricevuto circa 350mila euro». Pochi giorni fa al Comune sono arrivate alcune richieste di sabbia vulcanica da parte di qualche privato per poter utilizzare la cenere in edilizia e in alcuni vivai. «Dopo le ultime disposizioni, possiamo darla ai privati - continua Russo - Ma anche in questo caso servono ancora chiarimenti sul piano burocratico: prima di tutto dobbiamo differenziare la cenere e poi vedere come poterla donare alle aziende».

A Russo fa eco il sindaco di Sant'Alfio Giuseppe Nicotra. La piccola comunità etnea ha già dovuto affrontare spese per 50mila euro. Danni si sono verificati anche in questi giorni, quando, dopo le piogge, con le caditoie ostruite dalla cenere, si sono registrati gli allagamenti delle scuole e del palazzo comunale. «Dopo un primo intervento da parte della Protezione civile abbiamo avuto diversi problemi ai tetti, con infiltrazioni e tombini delle strade ostruiti - afferma il primo cittadino - Nel frattempo abbiamo dovuto pagare le ditte private per eseguire gli interventi. Oltre ai centri saturi di stoccaggio, abbiamo diverse imprese agricole con raccolti devastati». Riguardo ai punti comunali di conferimento, i problemi sono diversi. Nel caso di Trecastagni, il sindaco Pippo Messina ha dovuto chiudere l'area scelta dal Comune perché, insieme alla cenere vulcanica, i cittadini conferivano anche i rifiuti ingombranti.

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