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Cenere Etna, a Trecastagni si cerca area di stoccaggio
Sindaco: «Dalla Regione solo un terzo di quanto speso»

La cittadina ha dovuto chiudere l'area utilizzata per la raccolta del materiale dopo che alcuni privati hanno abbandonato lì i propri rifiuti. «È partito il porta a porta, ma abbiamo bisogno di sostegni», dichiara il sindaco. Guarda le foto

Carmelo Lombardo

«La Regione ci ha dato circa un terzo della cifra che abbiamo speso per lo smaltimento della cenere vulcanica. Rimaniamo in attesa di altri fondi». Giuseppe Messina è il primo cittadino di Trecastagniuno dei Comuni alle pendici dell'Etna colpito dalla cenere vulcanica. A MeridioNews il sindaco spiega «senza entrare in polemica» che Trecastagni è stata inserita in una fascia di rischio media da parte del dipartimento regionale di Protezione civile, ragion per cui i fondi finora arrivati - circa 70mila euro - sono stati inferiori rispetto a quelli delle vicine città di Giarre, Zafferana, Milo e Santa Venerina. Tuttavia, sebbene la cittadina etnea sia stata considerata meno colpita rispetto agli altri Comuni, i problemi a cui l'amministrazione deve far fronte non mancano.

L'immagine emblematica che fotografa la situazione attuale di Trecastagni è quella del parcheggio La Carlina, punto che l'amministrazione aveva pensato di utilizzare come area di stoccaggio dove depositare i cumuli di cenere raccolta. Ma, trascorso un breve periodo dalla sua apertura, circa un mese fa il sindaco ha dovuto chiudere i cancelli e transennarla perché, insieme alla cenere, i cittadini portavamo rifiuti di ogni tipo. «Abbiamo dovuto interdire l'area, pensando pure di mettere le telecamere - prosegue Messina - Adesso saranno i funzionari comunali a entrare e depositare la cenere nel parcheggio. Abbiamo più volte rimosso i rifiuti, la chiusura dell'area era necessaria». Nonostante gli interventi da parte dell'amministrazione, l'abbandono dei cumuli di cenere mista all'immondizia non si arresta nemmeno davanti alle transenne. Adesso, a circondare la parte esterna del parcheggio ci sono montagne di cenere miste ai rifiuti. «Abbiamo chiesto l'aiuto della protezione civile e dell'Asp per individuare un'altra area - dice ancora Messina - Nel frattempo, abbiamo iniziato la raccolta della cenere vulcanica porta a porta». 

«Siamo consapevoli che altri Comuni sono stati più esposti al problema - conclude Messina - ma anche noi abbiamo avuto delle spese non indifferenti». La voce di Messina si accoda a quella dei sindaci di Milo, Zafferana Etnea, Santa Venerina e Sant'Alfio che, il 15 settembre, avevano indetto una conferenza stampa - con la presenza di sindacalisti, imprenditori agricoli e vivaisti che hanno subito danni - per sollevare il rischio di dissesto a cui potrebbero andare incontro gli enti dopo le spese fuori bilancio sostenute per la raccolta della cenere. Un'emergenza iniziata avanti febbraio che dura fino a questi giorni in cui l'Etna ha superato i 50 parossismi. L'ultimo si è verificato il 21 settembre

Davanti alle diverse tonnellate di cenere cadute nel giro di poche settimane, le aree dove stoccare il materiale non bastano più. La Regione, insieme ai sindaci, ha provato a chiedere al governo nazionale lo stato di calamità. Intanto, le somme stanziate a favore dei 25 Comuni più interessati sono finora di circa tre milioni. Dopo una prima rendicontazione richiesta dal dipartimento della Protezione civile, la giunta guidata da Nello Musumeci aveva predisposto un milione di euro per far fronte all'emergenza. Il 9 settembre poi la Regione ha annunciato altri due milioni per le località colpite. Su quest'ultima cifra, però, non sono mancate le polemiche. Secondo il deputato e segretario regionale del Partito democratico Anthony Barbagallo non proverebbe da fondi regionali, ma sarebbe parte dei fondi che il governo nazionale aveva dichiarato dopo lo stato di mobilitazione.

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