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Acireale, il bene confiscato occupato e devastato
«È colpa pure della noncuranza delle istituzioni»

La villetta da anni era tolta alla criminalità organizzata, eppure lì continuano a organizzarsi serate, feste e giornate in piscina. Dopo la denuncia, una ruspa è entrata per distruggere tutto. «Siamo qui per denunciare tutto», dicono gli attivisti. Guarda il video

Marta Silvestre

Una ruspa per devastare un bene confiscato alla mafia. È quanto accaduto nella villetta di via Barbagallo a Pennisi, frazione di Acireale dopo la denuncia dell'occupazione del bene tolto alla criminalità organizzata anni fa. A devastarlo sarebbe stata la stessa persona che ha subito la confisca. «Siamo venuti qui l'1 ottobre e abbiamo denunciato il fatto che questo bene era ancora occupato da chi aveva subito la confisca che qui continuava a organizzare serate, feste e giornate in piscina», spiega Matteo Iannitti de I Siciliani giovani che, insieme ad Arci Sicilia, ha organizzato la carovana Le scarpe dell'antimafia, in cammino tra i beni confiscati e i diritti calpestati.  

«Siamo tornati l'altro ieri e, dopo la denuncia dell'occupazione, lo stesso che aveva subito la confisca era qui con una ruspa insieme ad alcuni operai intento a devastare tutto alla luce del luce del sole - continua Iannitti - Ieri pare sia stato consentito di tornare e fare ulteriori lavori. Siamo qui per denunciare tutto questo». A fargli eco è stato anche Nicola Grassi, il presidente di Asaec associazione antiestorsione di Catania: «I beni confiscati sono sotto attacco non solo da parte di chi li occupa impunemente ma anche da parte dell'ignavia, della noncuranza e dell'indolenza delle istituzioni che dovrebbero vigilare».

La conferenza stampa organizzata questa mattina davanti alla villetta di via Barbagallo è stata anche l'occasione per rilanciare la proposta di «fare confluire le risorse finanziare sequestrate e confiscate alla mafia in un fondo per ristrutturare i beni confiscati e per restituirli alla collettività», concludono gli attivisti.

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