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Sigonella, la proposta di corruzione alla ditta di Ciancio
Arrestati due militari, promettevano espropri più onerosi

Il tenente colonnello Matteo Mazzamurro e il luogotenente Giuseppe Laera sono finiti in carcere nell'ambito di un progetto di ampliamento della base Nato. L'offerta fatta a un collaboratore dell'editore, che ha denunciato tutto alla guardia di finanza

Simone Olivelli

Un vero e proprio prezziario delle tangenti. C'è questo al centro dell'indagine del Nucleo economico-finanziario delle Fiamme Gialle di Catania che ha portato all'arresto di due militari dell'aeronautica in servizio al reparto Genio di Bari. A finire in carcere sono stati il tenente colonnello Matteo Mazzamurro, 50 anni, e il luogotenente 58enne Giuseppe Laera. I due militari pugliesi sono accusati di induzione alla corruzione nell'ambito di una procedura di esproprio di terreni per il progetto di ampliamento della base Nato di Sigonella, con il potenziamento della pista principale e la realizzazione di una pista secondaria. Le aree agricole da acquisire sono per larga parte di proprietà della Sater, società riconducibile all'editore del quotidiano La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo. Secondo la procura guidata da Carmelo Zuccaro, Laera avrebbe presentato una richiesta di mazzetta al legale rappresentante dell'impresa per far sì che il prezzo dell'esproprio venisse aumentato e al contempo ampliata la porzione di terreni che il ministero della Difesa avrebbe acquisito.

L'indagine è partita dopo la denuncia del legale rappresentante di Sater. L'impresa, temendo infatti di rimanere danneggiata dall'operazione di esproprio, aveva fatto presente, nel corso di un incontro a cui ha preso parte lo stesso Ciancio, di essere intenzionata a presentare ricorso al Tar per contestare la valutazione di 17.800 euro per ettaro. Da tale proposito si sarebbe potuto recedere, nel caso in cui il ministero avrebbe acquisito l'intera area di Sater. È questo il punto di partenza che avrebbe portato il luogotenente Laera, in più di un'occasione definitosi «ambasciatore che non porta pena», a presentare la soluzione per mettere tutti d'accordo. Tanto a Catania, quanto a Roma. Nelle parole del militare, intercettate dagli investigatori, non sono pochi i riferimenti alle «aspettative» di soggetti presenti ai vertici del ministero. Passaggi che al momento non consentono di escludere che l'indagine possa avere sviluppi.

«Purtroppo non è stata una cosa semplicissima. Si aspettano a Roma qualcosa, ve lo dico chiaramente fuori dalle righe». La frase, come riportato dall'ordinanza di custodia cautelare, viene pronunciata il 23 aprile scorso dal luogotenente Laera, nel corso di una visita informale nello studio del legale rappresentante di Sater. Quest'ultimo fa presente di volere seguire la linea della legalità. Nel corso del colloquio, si fa presente che l'area dell'esproprio è stata portata da 60 a 76 ettari, ma per quanto concerne la valutazione del prezzo da pagare bisognerà rinviare a un secondo momento. Saranno necessari sopralluoghi e perizie. Ed è in questo contesto che Laera propone di affidarsi a un commercialista catanese, con una parentela alla Direzione investigativa antimafia e, soprattutto, agganci a Roma. «Lui è sufficiente per chiudere il cerchio, perché sa come gestirla la cosa - dice Laera al legale rappresentante di Sater - Però se non volete mettere lui, sono fatti vostri, non ho idea di che cosa ne scaturisce. Io vi dico perché c'è un collegamento diretto... come suggerimento». Dall'indagine è emerso che il professionista etneo poi ha rifiutato all'incarico, portando il luogotenente Laera a commentare: «Allora ha paura, come ce l'ho io la paura, con molta onestà».

Il passaggio più eloquente della presunta proposta corruttiva avviene a fine maggio. Ancora una volta è Laera il protagonista. Il 58enne presenta al proprio interlocutore uno specchietto dettagliato: se il prezzo della cessione fosse lievitato dai 17.800 euro a ettaro valutati dall'Agenzia del Demanio a 25mila euro il regalo da fare sarebbe stato pari all'un per cento dell'importo; tra 25mila e 30mila euro la presunta tangente sarebbe stata del due per cento, mentre sopra i 30mila si sarebbe spinta fino al tre per cento.

Il collaboratore di Ciancio, che già si era presentato più volte dalla finanza per denunciare i fatti, nel corso di una cena in un noto ristorante di Catania ne parla anche con Matteo Mazzamurro, il superiore di Laera. Il tenente colonnello però più di una volta schiva l'argomento sulle modalità con cui la somma andava pagata. «A me ha dato fastidio ieri. Dico: una volta, basta, poi chiudi il discorso, non lo ripetere», confida Mazzamurro a Laera, all'indomani della cena, facendo riferimento, secondo gli inquirenti, all'inopportunità di alludere alla mazzetta nel corso di un incontro pubblico in un locale. Una riflessione che Laera condivide, anche se in seguito, parlando con il legale rappresentante di Sater, si sfoga: «Non si sbilancia nessuno, tranne il sottoscritto. Nessun altro si esporrà perché mandano avanti il più piccolo. Non avrai mai risposte, meno si parla meglio è». Infine un ultimo suggerimento su come sarebbe dovuta essere gestita la mazzetta: «Senza documentazione, non deve apparire». Sulla vicenda l’Aeronautica militare specifica di essere «totalmente estranea ai fatti ed esprime massima fiducia e disponibilità nei confronti della magistratura e degli organi inquirenti».

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