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Minacce a MeridioNews, giornaliste sentite davanti a giudice
Alla sbarra i due neomelodici Andrea Zeta e Niko Pandetta

I fatti si sono registrati dopo la pubblicazione del reportage video Catania canta come Napoli avvenuto a gennaio 2018. Particolare che ha portato a una denuncia alla polizia postale e all'apertura di un processo

Dario De Luca

Entra nel vivo il processo per minacce e diffamazione che vede alla sbarra i cantanti neomelodici Vincenzo Niko Pandetta e Filippo Zuccaro, conosciuto con il nome d'arte di Andrea Zeta. Dopo l'apertura del dibattimento e un rinvio, avvenuto nell'udienza del 13 maggio scorso, è toccato alle parti offese comparire davanti alla giudice. In un'aula dell'ex pretura di via Francesco Crispi la direttrice di MeridioNews Claudia Campese e la cronista Luisa Santangelo hanno ripercorso quanto accaduto dopo la pubblicazione su questa testata del reportage Catania canta come Napoli. Il video, che risale al 3 gennaio 2018 ed è consultabile nell'archivio, raccontava il panorama della musica neomelodica a Catania. Nel lavoro venivano citate le parentele dei due cantanti: Pandetta è nipote del capomafia ergastolano Turi Cappello, mentre Zeta è figlio di Maurizio Zuccaro, sanguinario boss della famiglia di Cosa nostra dei Santapaola-Ercolano. 

Subito dopo la pubblicazione, i due neomelodici inviavano messaggi testuali e audio vocali alla redazione di MeridioNews e alla cronista Santangelo: «Avete sbagliato a fare i nostri nomi e della nostra famiglia senza il nostro permesso». Testi carichi di insulti e minacce, poi rimarcate durante una diretta Facebook trasmessa da Pandetta. Tutto materiale che le giornaliste hanno allegato alla denuncia presentata nell'immediatezza dei fatti alla polizia postale di Catania. Nella diretta Pandetta etichettò i giornalisti come «pezzi di merda» specificando che «la famiglia è venuta offesa». 

Dopo le domande iniziali per ripercorrere la vicenda, formulate dalla vice procuratore onorario Laura Verga e degli avvocati delle giornaliste - Sergio Ziccone per Campese e Goffredo D'Antona per Santangelo - è toccato ai legali dei due neomelodici: Salvo Centorbi per Zuccaro e Maria Chiaramonte per Pandetta. «Avete dato la possibilità a Zuccaro di essere ospitato sul giornale dopo la pubblicazione?», chiede il legale alla direttrice di MeridioNews. «Ai suoi insulti abbiamo risposto con un messaggio a mia firma inviato tramite la fan page del quotidiano online - spiega la giornalista - Lo invitavo ad abbassare i toni oltre a sottolineare la possibilità, che vige per tutti, dal professionista all'uomo della strada, di pubblicare una sua eventuale replica». Il risultato fu però una serie di messaggi audio «inviati con il profilo dal nome Andrea Z privato» con cui il cantante insisteva negli insulti.  «Tramite uno dei messaggi mi invitava ad aprire un hot club - spiega Campese - "Così le porcate le fate lì". Parole che ho trovato particolarmente fastidiose perché chiaramente riferite al mio essere una professionista, una donna».

A raccontare quei giorni di tensione e la preoccupazione per il proprio volto esibito sui social ai fan dei due cantanti con l'invito a condividere è stata la cronista Santangelo. «Durante la diretta di Pandetta, raccontarono di conoscere mio padre e, pur sbagliando sulla mia storia familiare, indicarono una via effettivamente molto vicina a casa mia», spiega la giornalista. Circostanze confermate dalla direttrice. «Ma se era preoccupata delle minacce, perché non ha rimosso il video?», chiede l'avvocata Chiaramonte. «Sono una giornalista, davanti alle minacce non posso andare incontro a chi le fa rimuovendone la causa. Abbiamo fatto quello che si doveva fare: denunciare», risponde la direttrice.

Il giorno dopo la pubblicazione del servizio, gli animi non si erano ancora calmati. «In alcuni messaggi, Zeta minacciava di far segnalare la pagina di MeridioNews dalle sue migliaia di fan per farla bloccare da Facebook», continua Campese sottolineando gli eventuali danni che avrebbe prodotto un gesto simile. «Una modalità per esprimere l'apprezzamento della pagina? Uno strumento democratico?», chiede Centorbi. «Per quello esistono i like. Le segnalazione hanno il compito di bloccare le pagine in cui compaiono contenuti sensibili, razzismo e incitazione alla violenza», la risposta della direttrice. Nel caso di Pandetta i toni sostanzialmente sono rimasti gli stessi anche a distanza di mesi. «Nel 2019 fece un post in cui ci insultava per la pubblicazione di un articolo. Andrea Zeta? Lui si è poi eclissato, ma c'è da dire che ha avuto altro a cui pensare dopo l'arresto che ha subito (misura cautelare nell'ambito dell'operazione Zeta della procura di Catania, ndr)».

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