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Torre Zefiro, denunciati sindaco e direttore Urbanistica
Presunta illegittimità su permesso per palazzo a Ognina

A rivolgersi ai carabinieri è stata la presidente dell'associazione Borgo marinaro di Ognina. La querela riguarda il primo cittadino Salvo Pogliese e il dirigente Biagio Bisignani. Nel mirino la struttura di 54 metri tra via Acireale e via Alcide De Gasperi

Marta Silvestre

Il sindaco di Catania Salvo Pogliese e il direttore dell'ufficio Urbanistica del Comune Biagio Bisignani sono stati denunciati per omissione di atti d'ufficio dalla presidente dell'associazione Borgo marinaro di Ognina Natalina Arena. La querela riguarda la storia di presunta illegittimità del permesso di costruire la Torre Zefiro, il palazzo di proprietà privata della Zefiro Holding Srl che sorgerà tra via Acireale e via Alcide De Gasperi, nella zona di Ognina. 

Una struttura alta 54 metri composto da undici appartamenti con tanto di piscina e giardino sul tetto che aveva già suscitato perplessità in quattro consiglieri comunali del Movimento 5 stelle - Graziano Bonaccorsi, Valeria Diana, Giuseppe Fichera e Lidia Adorno - che a maggio hanno presentato un'interpellanza all'amministrazione comunale sulla legittimità del permesso di costruire rilasciato nel dicembre del 2020. L'appunto principale è che sorgerebbe in un'area che, secondo il piano regolatore (Prg), è destinata a opere di interesse collettivo, per esempio strade o verde pubblico. Non solo, usufruendo delle leggi del 2010 sul cosiddetto Piano casa, per la costruzione dell'edificio è anche previsto l'ampliamento della volumetria rispetto alla struttura precedente che è stata demolita. Poco meno di due mesi dopo, in piena estate, arriva la risposta firmata in calce dell'assessore all'Urbanistica Enrico Trantino: «Si comunica che, in merito delle osservazioni poste non si rilevano elementi di illegittimità. Pertanto, non si ritiene di intraprendere alcuna attività per porre riparo né adottare ulteriori provvedimenti conseguenziali». 

Una spiegazione di poche righe che, però, non ha convinto gli attivisti dell'associazione Borgo marinaro di Ognina che l'hanno ritenuta «del tutto generica. Ci appare - scrivono in una nota già inviata all'amministrazione comunale a firma della presidente Arena - inappropriata, sia per la forma che per il contenuto perché non risponde nel merito ad alcuna delle osservazioni dei proponenti dell'interpellanza. Si è trattato, nei fatti, di una non risposta». Una nota con cui si chiede all'amministrazione comunale «di rispondere in maniera chiara, motivata ed esaustiva». Per esempio, tra le cose che si sottolineano nella querela presentata ai carabinieri una decina di giorni fa c'è il mancato riscontro sul fatto che «il sindaco abbia richiesto, come da noi suggerito per fugare qualunque dubbio interpretativo sulla normativa, il parere all'ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana». 

Tanto che gli attivisti restano convinti del fatto che le opere in corso di realizzazione «comportino l'illegittima trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio». Ed è questo che adesso gli attivisti chiedono ai carabinieri di verificare denunciando il primo cittadino e il direttore dell'ufficio Urbanistica per l'ipotesi di omissione di atti d'ufficio o «per qualsiasi altro reato dovesse emergere nel corso dell'instaurando procedimento» nel quale, sin da ora, la presidente dell'associazione Borgo marinaro di Ognina si riserva di costituirsi parte civile. Già nel momento dell'interpellanza dei consiglieri pentastellati, dall'ente comunale avevano precisato a MeridioNews che il rilascio del permesso di costruire «è legittimo e rispecchia tutti i passaggi normativi» e che «un eventuale aumento di cubatura nei limiti di legge è possibile». 

A provare a dare spiegazioni sul progetto della ditta Zefiro Holding Srl erano stati i tecnici dello studio di architettura Base51. Da ideatori del progetto, erano stati loro a definire «gravi e lesive» le affermazioni dei consiglieri. «Stiamo agendo rispettando la legge e in maniera sostenibile e su aree che erano totalmente dismesse, realizzando un edificio moderno e non occupando nuovo suolo», aveva sottolineato alla nostra testata Mario Caruso, uno degli esperti che ha lavorato al progetto.

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