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Acireale, si cerca ancora il 53enne disperso
Il sindaco Garozzo risponde alle polemiche

Proseguono senza sosta le ricerche di Giuseppe Castro, travolto dal torrente Platani a Capomulini sabato scorso durante l'alluvione che ha colpito la fascia jonica. Forze dell'ordine, vigili del fuoco e soccorso alpino stanno setacciando la zona in lungo in largo, ma dell'uomo ancora nessuna traccia. E mentre la procura etnea ha aperto un'inchiesta conoscitiva per accertare eventuali responsabilita sulla tragedia, il primo cittadino acese si difende dalle accuse sulla mancata messa in sicurezza delle zona e sulla titolarità dell’area

Perla Maria Gubernale

Ancora nessuna traccia di Giuseppe Castro, il 53enne travolto sabato scorso mentre si trovava a bordo del suo scooter dal torrente Platani, in via Anzalone a Capomulini, straripato in seguito alla violenta precipitazione che si è abbattuta sulla costa jonica della Sicilia, provocando allagamenti e interruzioni stradali nell'Acese. Da sabato notte le ricerche dell'uomo - condotte dai sommozzatori dei vigili del fuoco insieme agli agenti del commissariato di Acireale, la polizia locale e i carabinieri di Catania - proseguono ininterrottamente, senza però aver dato ancora alcun riscontro. Nel frattempo, la prefettura etnea ha avviato un piano di ricerca persone scomparse, coinvolgendo i tecnici del soccorso alpino e speleologico siciliano, che da stamane stanno setacciando il letto del corso d'acqua per individuare eventuali punti impervi in cui Castro potrebbe essersi incastrato.

L'uomo potrebbe anche essere stato trascinato fino alla foce del torrente e successivamente finito in mare. Per questo, squadre di sommozzatori perlustrano da giorni lo specchio di mare antistante la foce del torrente Platani. Mentre il comando provinciale dei vigili del fuoco ha istituito un'unità locale presso al porticciolo di Capomulini per coordinare al meglio le ricerche, anche con l'ausilio degli elicotteri, impegnati in plustrazioni aeree lungo la costa.

Ma nonostante in contrada Anzalone non si smetta di cercare, Castro risulta ancora disperso. I soccorritori, infatti, hanno ritrovato soltanto il suo ciclomotore - travolto dalla corrente insieme all'uomo -, i jeans ed alcuni oggetti personali che il 53enne impiegato al tribunale di Catania portava con sé al momento dell'incidente. E mentre proseguono le ricerche - seguite a distanza anche dalla famiglia e rallentate solo dal maltempo che domenica ha interessato nuovamente l'Acese con forti piogge e vento - il procuratore capo etneo Giovanni Salvi ha aperto un'inchiesta conoscitiva, affidata al sostituto Agata Consoli, per accertare eventuali responsabilità sulla tragedia.

Come non si placa neppure la polemica contro l'amministrazione acese, scoppiata già poche ore dopo l'incidente, sulla mancata messa in sicurezza del letto del torrente e dell'intero tratto via Anzalone e sui possibili rischi in caso di esondazioni del corso d'acqua. Con un tira e molla di risponsabilità e accuse, a partire dalle opere urbaniche e di rete fognaria messe in atto nella zona di Santa Maria delle Grazie. A cui, però, già all'indomani dalla tragedia, il Comune di Acireale aveva risposto precisando che «gli alvei torrentizi sono di proprietà del demanio regionale», e non del Comune, che, inoltre, «non ha svolto alcuna opera di bitumazione del tracciato torrentizio in quanto non proprietario dei luoghi».

E sulla mancata sicurezza dell'intero tratto di strada a causa di possibili esondazioni, l'amministrazione acese ricorda che «nel '98 il Genio civile eliminò il pericolo realizzando il canalone di attraversamento di via Anzalone, strada che oggi, in quel punto, è sostenuta dal ponte sotto cui scorre il torrente. La strada Anzalone - continua la nota - non è stata quindi interessata dalla piena del torrente, il cui flusso d'acqua è rimasto nell'ambito del tracciato torrentizio: i lavori realizzati dal Genio civile hanno retto alla piena».

Ma la polemica non accenna a fermarsi e il primo cittadino Nino Garozzo è tornato sulla questione con una nota diffusa alla stampa oggi pomeriggio per scansare ogni responsabilità della sua amministrazione. «E’ certissimo, oltre che documentato - scrive il sindaco - che l’area in cui si è verificato il tragico fatto non fa parte del patrimonio demaniale del Comune di Acireale», ripetendo che «il torrente Platani risulta iscritto nell’elenco delle acque pubbliche della Regione Siciliana». Il sindaco, quindi, ribadisce che, «da quello che risulta agli uffici, non ha mai realizzato quella bitumazione né rilasciato, né doveva, alcuna autorizzazione alla bitumazione stessa». Concludendo con un invito a mettere da parte le accuse, almeno fino al ritrovamento del 53enne disperso. «In questi momenti vorremmo concentrarci solo sulla sorte dello scomparso - scrive il sindaco - affidando a fasi successive approfondimenti sulla titolarità dell’area ed eventuali responsabilità (anche nel rispetto delle indagini conoscitive in corso), comprese valutazioni di carattere giuridico o risarcitorio».

 

[Foto di Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Catania]

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