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Un detenuto si suicida nel carcere di Piazza Lanza
«Sappiamo poco sull'episodio. Notizie non filtrano»

Due suicidi in pochi giorni: uno all'Ucciardone di Palermo e un altro all'istituto penitenziario etneo. «Forse andrebbero riv­isitate le linee gui­da contro il suicidio negli istituti e verificare ogni rapporto della sanità con le strutture», denuncia Antigone a MeridioNews

Gabriele Patti

Ancora un suicidio in carcere, questa volta a Catania, al carcere di Piazza Lanza. Solo ieri Antigone, l'associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, ha denunciato tre suicidi in tre mesi. Oggi, dopo quest'ultimo, che segue quello avvenuto all'Ucciardone di Palermo in cui a togliersi la vita è stato un 30enne extracomunitario, sono diventati quattro, a fronte dei 18 di tutta l'Italia, quasi il 25 per cento a livello nazionale. «Non sappiamo niente sul suicidio avvenuto al carcere di Piazza Lanza - commenta a MeridioNews Pino Apprendi di Antigone - solitamente non c'è questa chiusura nella comunicazione perché le notizie filtrano, ma stavolta no». «Ci siamo rivolti al garante nazionale perché nel report non risultava neanche il suicidio di Palermo», sostiene Apprendi. 

«Non è il momento di fare dietrologie perché non servono - sostiene Apprendi -, sarebbero necessarie solo le informazioni». Ma per il momento, come confermano anche fonti di polizia penitenziaria, sarebbero partite le indagini e sulla questione vige il massimo riserbo. Che la situazione delle carceri siciliane non sia delle migliori, tra droni di rifornimento, rivolte, atti di violenza e carenza di personale della polizia penitenziaria, è noto. 

«Non è accettabile questo silenzio - incalza Apprendi - la situazione è precipitata, i nostri ripetuti appelli sono rimasti inascoltati, ma non ci stancheremo di segnalare tutte le carenze del servizio sanitario nei confronti della fragilità psicologica e psichiatrica». Basti pensare che la fascia d'età in cui si verificano più suicidi è quella tra i 35 e i 45 anni. «Sono quelli più fragili - commenta Apprendi - pensi a un bruco che vuole diventare farfalla, se non riesce, muore», è la metafora dell'ex deputato Ars. 

«Se, per esempio, in carcere c'è un solo medico e nessun mediatore culturale - continua Apprendi - i detenuti che riscontrano qualche malessere, fisico o psichico, con chi dovrebbero confrontarsi?». Questi sarebbero alcuni dei motivi che si celano dietro ai tanti suicidi che, in Sicilia, dal 2000 al 2020, ammontano a circa 1240. «È come se fosse svanito un intero Comune», conclude Apprendi. Le tensioni e gli st­ati d'animo nel carc­ere sono stati cert­amente peggiorati da­lla presenza della pandemia che ha contribuito a istillare ulteriori timori fra i deten­uti, anche per i propri familiari con i quali non c'è stato più contatto di pe­rsona per lunghi per­iodi. Per l'associazione, dunque, andrebbero riv­isitate le linee gui­da contro il suicidio nelle carceri e al contempo sarebbe necessario verificare ogni rapporto della sanità con le strutture carcera­rie. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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