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Rocco Biancoviso e gli affari di Cosa nostra a Scordia
Pentito: «Curava le infiltrazioni nell'economia legale»

L'imprenditore della città agrumicola avrebbe indirizzato un concittadino verso una ditta in odore di mafia. Ad accusarlo c'è anche un collaboratore di giustizia. Recentemente qualcuno si è introdotto in Comune, ma intanto il sindaco respinge ogni sospetto: «Con lui ho parlato di legalità per la questione chioschi»

Dario De Luca

«A Scordia? Secondo me è ancora attivo Rocco Biancoviso», parola del collaboratore di giustizia Rosario Di Pietro. Nella città patria delle arance, poco più di 15mila abitanti a cavallo tra le province di Catania e Siracusa, il clima nelle ultime settimane si è fatto sempre più pesante. Tra piazza Regina Margherita, via Trabia, sede del municipio violato, e piazza Umberto tutti parlano di Rocco Biancoviso. Allevatore, imprenditore, portavoce della rivolta contro i chioschi e, secondo la procura di Catania, uomo di assoluta fiducia della famiglia catanese di Cosa nostra nel centro agrumicolo. A Scordia, già prima del suo arresto nell'ambito dell'operazione antimafia Chaos 2, il suo era un volto noto perché gestore di un pub. Il primo cittadino Franco Barchitta è stato chiaro: «Mi aveva telefonato una settimana prima del suo arresto». Oggetto della discussione? «La legalità». Sì, perché a Scordia pare che Biancoviso fosse abbastanza attivo nel segnalare l'abusivismo dei chioschi. Grazie a un'associazione di settore di cui era diventato il portavoce.

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