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«Tumori curati a vista e firme fasulle sui consensi»
La clinica Di Stefano Velona chiusa dai magistrati

Proprietà e medici non avrebbero fatto svolgere gli esami ai malati, per intascare i rimborsi della sanità pubblica e ridurre le spese della storica struttura di Catania. L'inchiesta scatta dal caso di un uomo finito in metastasi a causa della superficialità delle cure

Francesco Vasta

Foto di: pagina facebook clinica di sfetano velona

Foto di: pagina facebook clinica di sfetano velona

Parlano di una prassi instaurata nel tempo, di «condotte gravissime ampiamente dimostrate», i magistrati della Procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, e i carabinieri del Nas di Catania. Alla clinica Di Stefano Velona, conosciutissima e storica struttura sanitaria di via Sant'Euplio, il fondamentale rapporto tra la fiducia del paziente e la responsabilità dei medici diventava invece un mezzo per «lucrare in maniera indegna sulla pelle delle persone e sui rimborsi del Servizio sanitario nazionale», dice il procuratore capo. Eppure, in fondo, il sistema messo in piedi da proprietà e massimi vertici sanitari della casa di cura - indagati con accuse come associazione a delinquere per truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio e falso in atto pubblico - non aveva niente di complesso. Molti esami pagati dalla sanità pubblica in realtà non sarebbero stati svolti, in modo da incamerare l'intero rimborso e «riducendo al minimo le spese per la clinica». Non solo. La Procura parla anche di cure prestate in maniera superficiale, che avrebbero causato ai malati complicazioni e conseguenze gravi e che si sarebbero invece potute evitare. 

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