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Belpasso, gli strascichi del tradimento elettorale di Santi Borzì
Licandri: «Non c'è una frattura in maggioranza, ma una crepa»

Il sindaco Daniele Motta solo ieri aveva parlato di «ripartenza» e «compattezza». Eppure la querelle per la mancata elezione a presidente del Consiglio comunale del nome indicato da Belpasso Futura è tornata anche durante l'accesa riunione di venerdì

Marta Silvestre

«Non c'è una frattura, ma di certo si è creata una crepa che non si risolve in due ore di riunione di maggioranza». Non sembra essere tutto bene quel che finisce bene, almeno per il coordinatore di Belpasso Futura Salvo Licandri. Nell'intervista di ieri a MeridioNews il sindaco Daniele Motta ha parlato di «ripartenza» e di «compattezza». Eppure, la mancata elezione a presidente del Consiglio comunale di Santi Borzì si porta dietro ancora degli strascichi. Al suo primo giorno dietro la scrivania nella stanza in cui la targhetta con il suo nome è già stata esposta, Patrizia Vinci ammette che quella di venerdì scorso è stata una riunione «dai toni piuttosto accesi e animati». A scendere nei dettagli dell'incontro è adesso chi ha occupato lo stesso scranno durante la passata consiliatura.

«Siamo rimasti in maggioranza a una condizione: vogliamo rivedere tutte le cariche nominate dal sindaco, che per noi sono sbilanciate, e pretendiamo chiarezza sui passaggi amministrativi e politici - spiega Licandri - Visto che poi gli accordi vengono sbugiardati e diventano "fraintendimenti e incomprensioni"». Espressioni queste utilizzate dal primo cittadino per spiegare quello che Borzì ha definito, invece, il «tradimento» di un patto elettorale. È vero che non ci sono state (ancora?) defezioni nella maggioranza ma è vero pure che al suo interno c'è una minoranza che ha già posto dei paletti fissi e che ha l'intenzione di rivestire il ruolo di revisore. «La nostra fiducia sulla persona del sindaco resta ma - annuncia il coordinatore di Belpasso Futura - metteremo sotto un'enorme lente d'ingrandimento le questioni che lui discute con Diventerà bellissima». Non solo e non tanto perché ritenuta la maggiore indiziata della disfatta degli equilibri consiliari ma anche perché la parte politica a cui il sindaco non fa mistero di essere vicino anche per il suo legame all'onorevole Giuseppe Zitelli

«La mancata elezione di Borzì ha un significato più profondo - analizza Licandri - che ha affossato il pluralismo interno alla maggioranza e che tende a rendere monocolore l'amministrazione». Stando alla ricostruzione di Belpasso Futura, durante quella elezione diventata oramai famosa, lo «strumento democratico» sarebbe stato utilizzato per un «fine sbagliato». Ovvero, la carica è andata comunque alla lista ma non al nome che era stato indicato già ai tempi dell'accordo elettorale. «Chi non è di Diventerà Bellissima, insomma - lamenta Licandri - viene messo all'angolo o in secondo piano». Un muro contro muro interno alla maggioranza in cui il sindaco ha dichiarato di avere fatto da «arbitro imparziale», tanto da avere preferito non essere presente nemmeno al momento dell'elezione. «Del fatto che non sarebbe venuto, ci aveva avvisati già la sera prima - dice il coordinatore di Belpasso Futura - Ma era un momento nevralgico in cui, da guida avrebbe dovuto esserci. Anche perché poi - fa notare Licandri - chi se lo immagina un arbitro che durante una partita indossa la maglia di una delle due squadre riuscendo comunque a non fare il tifo?». 

Per la maggioranza «ricompattata su un'ossatura diversa» il programma è quello di fare riunione ogni dieci, quindici giorni al massimo. Anche perché quella appena messa alle spalle, senza nemmeno una stretta di mano date le restrizioni dovute al Covid, potrebbe non essere la sola questione di cariche a fare discutere. «Come stabilito dall'agenda politica - sostiene Licandri - tra un paio di mesi dovrebbe esserci una rotazione di assessori. Nel posto che adesso è coperto da Fiorella Vadalà (che ha le deleghe a Pubblica istruzione, Cimitero, Sport, Fondi esterni e Patrimonio, ndr) dovrebbe sedere qualcuno della lista Belpasso Futura». E questo dovrebbe essere il tema già all'ordine del giorno per la prossima riunione di maggioranza «per avere chiara la geografia politica e perché - conclude Licandri - i patti sono le fondamenta della politica». 

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