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Etna, come funzionano i livelli di allerta sul vulcano
Differenze tra il piano nazionale e quello regionale

A seguito delle ripetute eruzioni stromboliane dei giorni scorsi, è stato emanato un avviso della protezione civile nazionale che ha alzato il livello di allerta da verde a giallo. Nei fatti, però, non c'è niente di diverso da prima. Per via di un sistema davvero complesso

Michela Costa

Foto di: Giuseppe Distefano

Foto di: Giuseppe Distefano

A seguito delle forti e ripetute esplosioni stromboliane avvenute nei giorni scorsi dalla bocca orientale del Cratere di Sud-Est, è stato emanato un avviso della protezione civile nazionale che, in accordo con le rispettive strutture di protezione civile regionale e in base alle valutazioni di pericolosità fornite dall'Istituto di geofisica e vulcanologia, ha alzato il livello di allerta da verde a giallo. Gli specifici livelli di allerta di ogni vulcano indicano una condizione complessiva di equilibrio o disequilibrio. È bene chiarire che tali livelli di allerta vengono stabiliti sulla base della combinazione di più parametri di monitoraggio e sono rappresentati attraverso quattro colori (verde: vulcano in stato di equilibrio; giallo: vulcano in potenziale stato di disequilibrio; arancione: vulcano in stato di disequilibrio; rosso: vulcano in forte stato di disequilibrio). Il colore ha una rilevanza puramente generale dal momento che si riferisce a potenziali scenari più complessi che potrebbero vedere coinvolti gli enti a livello nazionale (eventi che richiedono l'intervento coordinato di vari soggetti e la messa in campo di mezzi straordinari). 

È evidente che tali scenari fanno riferimento soprattutto a vulcani come il Vesuvio o i Campi flegrei le cui eruzioni vedrebbero seriamente coinvolta l'intera nazione. A vulcani come l'Etna o lo Stromboli, invece, per via della loro attività più circoscritta, è associato un rischio che non necessariamente comporta un coinvolgimento nazionale. Proprio per questo, per i due vulcani siciliani sono stati individuati degli scenari di rischio che si riferiscono a un'emergenza locale per fronteggiare la quale sono sufficienti organi come la Regione o i Comuni. Proprio a causa della complessità di questo sistema, gli avvisi della protezione civile sono divisi in due parti. Nella prima parte si fa riferimento all'inquadramento nazionale che riporta i vari livelli di allerta con i rispettivi colori e con la descrizione dei fenomeni associati. Appare subito palese, però, dall'analisi delle fenomenologie connesse a ciascuno stato che il limite tra un colore e l'altro non è netto ed è molto difficile da delimitare e interpretare. Ad esempio, da giorno 24 agosto quando è cominciata l'attività stromboliana al Cratere di Sud-Est che ha poi visto il verificarsi di colate di lava, il livello di allerta si è sempre mantenuto verde fino al 5 settembre. Eppure l'Etna è andata incontro a diverse fasi di attività molto differenti tra di loro (esplosioni stromboliane, colate di lava) con caratteristiche estremamente intermittenti. 

È chiaro quindi come una classificazione del genere risulti troppo generica e possa causare non pochi fraintendimenti e tanta confusione. La seconda parte dell'avviso, invece, fa riferimento alla classificazione a scala locale in cui entra in campo la cosiddetta fase operativa che, senza fare uso di colori, stabilisce dei potenziali scenari di impatto locale in base ai quali, poi, i Comuni sono tenuti a operare secondo i propri piani di protezione civile. Questi scenari sono distinti in fase operativa base, fase operativa attenzione, fase operativa preallarme e fase operativa allarme. Analogamente come accade per i livelli di allerta nazionale, anche in questo caso le valutazioni si basano sui dati di monitoraggio e sulle valutazioni di pericolosità fornite dai «centri di competenza» che per il vulcano Etna sono l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il dipartimento Scienza della Terra dell’università di Firenze e il Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente

Questi due differenti avvisi della Protezione civile, il nazionale e il regionale, possono anche non coincidere come è infatti successo nei giorni scorsi quando, nell'ambito dell'allerta nazionale verde, limitatamente ai Comuni dell'area sommitale la fase operativa era stata innalzata ad attenzione già a partire da giorno 24 agosto, cioè poco dopo l'inizio dell'attività eruttiva. Tutto ciò ha fatto sì che nei scorsi giorni ci siano stati non pochi equivoci per la coesistenza del livello di allerta verde della protezione civile nazionale (vulcano in condizioni di equilibrio) e, a livello locale, la fase operativa attenzione. Ciò ha avuto come conseguenza anche la diversa interpretazione degli avvisi e conseguentemente le diverse scelte di apertura o chiusura dei crateri sommitali da parte di alcuni Comuni

In questa situazione già delicata e complessa si è inserito anche un comunicato della prefettura che ha interpretato l'avviso di colore arancione emesso dall'Ingv sull'indice Vona (Volcano observatory notice for aviation), che riguarda esclusivamente il rischio per la navigazione aerea dovuto alla presenza di cenere in atmosfera, come se fosse un avviso generale. Adesso la protezione civile regionale, in maniera concorde all'avviso nazionale, ha confermato la fase operativa attenzione. In ogni caso, indipendentemente dalle fenomenologie vulcaniche a livello locale, che possono avere frequenti variazioni, persiste una situazione di potenziate disequilibrio del vulcano. Occorre quindi tener presente che i passaggi di livello di allerta possono non avvenire necessariamente in modo sequenziale o graduale, essendo sempre possibili variazioni repentine o improvvise dell’attività.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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