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La confisca a Ciancio, via a processo di secondo grado
In ballo approfondimento contabile e pentito Squillaci

Non sono mancati colpi di scena al primo piano del palazzo di giustizia. La procura rende noto un nuovo pentimento tra le file di Cosa nostra e chiede ulteriori delucidazioni finanziarie per il biennio 1974-1975. La difesa replica: «L'editore è un uomo straricco»

Dario De Luca

C'è un nuovo pentito che parla di Mario Ciancio Sanfillippo. Il suo nome è Francesco Squillaci e per anni è stato al servizio della famiglia catanese di Cosa nostra come soldato del clan di Giuseppe Pulvirenti, 'u Malpassotu. Inizia così, con un clamoroso colpo di scena, il processo di secondo grado per la confisca del patrimonio dell'editore, imprenditore ed ex direttore del quotidiano de La Sicilia. Una vicenda giudiziaria separata, me per forza di cose comunque collegata, alla questione del concorso esterno in associazione mafiosa. Reato per cui Ciancio è imputato davanti i giudici del tribunale etneo. A dare l'annuncio del pentimento di Squillaci sono i magistrati Antonino Fanara e Miriam Cantone. «Si tratta di una collaborazione molto importante - spiegano in aula - perché si parla di un personaggio che ha percorso un pezzo di storia di Cosa nostra a Catania». E tra le pagine del suo romanzo criminale c'è anche Mario Ciancio. Perché Squillaci in realtà davanti i magistrati si era già seduto a parlare nel 2014. Parole pronunciate non da collaboratore di giustizia ma da dichiarante. Sul tavolo era finita la storia di un finto attentato che la mafia avrebbe organizzato nei confronti dell'ex direttore così da farlo apparire come una vittima dei padrini catanesi. 

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