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Etna, Russo Morosoli e il primo cittadino di Nicolosi
Il mutuo sparito e il riscatto della funivia archiviato

Nelle carte dell'inchiesta Aetna le inquietudini del patron della funivia dell'Etna riguardo il futuro dell'impianto. Le procedure avviate dall'ex sindaco Nino Borzì rappresentavano una minaccia per l'equilibrio che l'Antitrust aveva definito anticoncorrenziale

Francesco Vasta

Foto di: Funivia dell'etna su facebook

Foto di: Funivia dell'etna su facebook

Angelo Pulvirenti diventa sindaco di Nicolosi il 14 giugno del 2017. Un mese dopo, i legali della società Funivia dell'Etna rinunciano formalmente a portare avanti un contenzioso, avviato tre anni prima, per risolvere un contratto di sponsorizzazione da 200mila euro stipulato con l'ente che fino a giugno aveva guidato il primo cittadino Nino Borzì. È una schiarita dopo una lunga stagione di battaglie legali tra il colosso imprenditoriale della famiglia Russo Morosoli e il Comune che sovrintende al versante sud dell'Etna. Lì dove c'è la stazione turistica di Rifugio Sapienza, lì dove prospera il business milionario dell'accesso al vulcano attraverso l'impianto a fune, le jeep della Funivia e l'indotto, il tutto alimentato da centinaia di migliaia di turisti l'anno. Per la procura di Catania, però, quella schiarita è il corrispettivo che Francesco Russo Morosoli, il patron della funivia ai domiciliari dallo scorso 30 novembre con accuse che vanno dalla turbativa d'asta all'estorsione, avrebbe assicurato al sindaco Pulvirenti, indagato, per atti contrari ai doveri d'ufficio

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