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La voce dei devoti di Sant'Agata sulla guerra del cordone
«Quando arriva la decisione del capovara va rispettata»

Conclusi i festeggiamenti in onore della santuzza, i catanesi con addosso il sacco prendono posizione: «Il maestro del fercolo ha fatto una cosa bene». C'è chi si augura però che quello di non fare la salita di Sangiuliano non diventi «un vizio». Guarda il video

Foto di: Dario Bucchieri

Foto di: Dario Bucchieri

«Il capovara ha preso delle decisioni corrette esclusivamente per una questione di sicurezza. Non è stato compreso da tutti perché ci sono i veri devoti e i finti devoti». È un giovane ragazzo catanese a tracciare una netta linea di demarcazione della devozione. Un'immagine che ricorda la guerra del cordone dello scorso 6 febbraio quando, dopo la scelta del maestro del fercolo Claudio Consoli di non procedere per la salita di Sangiuliano, si sono registrati momenti di tensione con il cordone praticamente diviso in due: parte alta e parte bassa, con devoti che cercano di tirare da parti opposte. È questo il motivo che ha portato poi all'ulteriore scelta di staccare il cordone per permettere alla santa di rientrare velocemente in Cattedrale. Nel giorno dell'ottava della festa della patrona della città di Catania, i cittadini si dividono ancora una volta. La voce del popolo è che il capovara abbia fatto «una cosa bene», dice un signore con un italiano un po' stentato, a non rischiare facendo la salita che «nemmeno si vedeva perché c'era un tappeto di persone». Qualcuno, pur essendo in linea di principio d'accordo lamenta che «staccando il cordone è sembrato come se il capovara, che rappresenta tutti noi cittadini, si sia dissociato dal popolo».

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