Edizioni MeridioNews

Edizioni MeridioNews

Edizione Catania

Monte Po, Niko Pandetta canta per la famiglia Strano
Dediche, baci e saluti per i fratelli accusati di mafia

Dopo i divieti, il nipote di Turi Cappello torna in concerto a Catania, in largo Alberto Favara. Un'esibizione non autorizzata dal questore e a più riprese dedicata a Marco Strano, rampollo della storica famiglia mafiosa del quartiere. Guarda il video

«Io devo fare un salutone a Marco Strano, a sua moglie, a tutta la famiglia Strano, e a suo fratello Alessandro Strano. Un grande bacione». Quando la conduttrice Mary Milani introduce il grande ritorno in piazza di Niko Pandetta, lei premette i saluti di rito. Guarda un balcone di largo Alberto Favara, indirizzo di residenza del pregiudicato Marco Strano. È sotto a quei balconi che è montato un palcoscenico non autorizzato dalle forze dell'ordine. In un altro appartamento degli stessi palazzoni popolari, dovrebbe risiedere suo fratello Alessandro Strano, attualmente detenuto all'ergastolo

La famiglia è importante: dei cinque fratelli, quattro sono accusati di essere il volto del clan Cappello a Monte Po. Mario, arrestato in vacanza; Claudio, recentemente accusato anche di estorsione; Alessandro, ergastolano; e Marco, finito in manette per spaccio. La figlia di quest'ultimo, ieri sera, festeggiava il compleanno. È a lei che sono dedicati la maggior parte dei brani eseguiti durante una serata che si chiude con Niko Pandetta (condannato in primo grado a luglio per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti) insieme al mostro sacro della neomelodica in salsa etnea: Gianni Vezzosi.

«Io sono emozionatissimo, dopo tanto tempo finalmente torno in piazza», dice Pandetta al microfono, in diretta Facebook. A fare luce nel quartiere, visto che l'illuminazione pubblica non funziona, ci sono i flash dei cellulari e le luci del palco. Accanto alla star neomelodica, ci sono il manager Franco Nobile, col quale da poco ha stretto un'intesa professionale, e il suo più stretto collaboratore Luca Bacio, nome d'arte anche il suo, di professione dipendente della Dusty nella raccolta dei rifiuti a Catania. «Facciamo un pezzo dedicato alla figlia di Marco che ha fatto il compleanno - dice Pandetta, rivolgendo lo sguardo, qualche saluto e qualche bacio alle persone affacciate da uno dei balconi dei palazzi che danno sullo slargo - con una presta... Con un forte applauso, scusate l'emozione. Auguri alla piccola». E ancora, prima di iniziare il pezzo: «Dedicata alla famiglia Strano. Marco questa è per tua figlia, ciao mon ami (amico mio in francese, ndr)».

In largo Alberto Favara ci sono centinaia di persone, un camion dei panini e un altro che vende granite. Quella che viene messa in scena è una sorta di staffetta canora in cui i cantanti si passano il microfono solo per il tempo di una canzone. Da Agata Arena - che canta Quartiere Librino - a Santi Scuderi, da Niko Vezzosi a Giancarlo Vezzosino, fino ad Alessio Ossino, Desideria e il giovanissimo siracusano Pietro Mauro junior. Per gli ospiti più attesi bisogna aspettare la seconda parte della serata. Che termina intorno alla mezzanotte, dopo quattro ore ininterrotte di musica. Il caos di automobili è tale che quando un'ambulanza prova a passare - l'ospedale Garibaldi di Nesima è a qualche centinaio di metri di distanza, in linea d'aria - rimane bloccata per diversi minuti. Le forze dell'ordine non si vedono.

L'ultima volta che Niko Pandetta ha provato a suonare in pubblico, a Catania, l'occasione era una festa di piazza al Fortino, all'ombra di Porta Garibaldi. In quella circostanza, il questore Mario Della Cioppa aveva vietato la manifestazione per motivi di ordine e sicurezza pubblici. Del resto, era fresca la partecipazione di Pandetta alla trasmissione televisiva Realiti di Rai 2, quando l'artista etneo aveva raccontato un fatto già noto: che la canzone 41 bis era stata scritta grazie agli estratti di una lettera che suo zio gli aveva inviato dal carcere. Turi Cappello, fratello della madre di Pandetta, è infatti all'ergastolo, in regime di carcere duro: il clan Cappello, uno dei più violenti di Catania, da lui prende il nome. 

Allo stesso clan Cappello sono ritenuti affiliati i fratelli Strano. Nel 2015, Alessandro, Claudio e Marco Strano vengono coinvolti nel blitz antimafia Revenge 5. Diversi pentiti - tra i quali Francesco Di Mauro, cognato di Marco - raccontano il loro abbandono della famiglia Santapaola-Ercolano. Questo nonostante il quarto fratello, Mario (detto Acchiana e scinni), fosse storicamente legato a Cosa nostra. Sarebbe stato lui a spiegare al sanguinario boss dei Cappello Sebastiano Lo Giudice «la sua volontà e quella dei suoi fratelli di affiliarsi al loro gruppo, poiché temeva che la sua organizzazione di origine stesse tramando per eliminarlo». Il salto da un gruppo all'altro sarebbe avvenuto nel 2009. Pochi anni dopo, Alessandro Strano viene condannato in via definitiva all'ergastolo. Ha ordinato l'omicidio dell'uomo d'onore santapaoliano Salvatore Pappalardo, ucciso in via Palermo la sera del 30 ottobre 1999

L'ultimo arresto di Claudio Strano, invece, risale al 2018: un ferramenta della zona del Borgo si era rivolto a loro per un prestito di quattromila euro. Al quale però sarebbero stati applicati interessi del 25 per centoAlla minaccia di rapimento del figlio minorenne, il commerciante si è rivolto alle forze dell'ordine e Strano è finito in manette con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso

Mario Strano è a piede libero: per un periodo è stato ai domiciliari dopo un sequestro da 1,5 milioni di euro e dopo che, nonostante fosse sorvegliato speciale, aveva deciso di trascorrere il ferragosto 2017 con la famiglia in un resort nel Palermitano. Gli agenti della squadra mobile andarono ad arrestarlo in vacanza. Marco Strano, infine, protagonista indiretto del concerto di ieri sera, è stato arrestato nel 2012 assieme ad altre venti persone poiché accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti per conto del clan Cappello-Bonaccorsi

Aggiornamento delle 20.30 del 25 settembre 2019, riceviamo e pubblichiamo:

In riferimento all’articolo “Monte Po, Niko Pandetta canta per la famiglia Strano. Dediche, baci e saluti per i fratelli accusati di mafia”, pubblicato dal Vostro quotidiano on line – edizione di Catania in data 25 settembre 2019 ed a firma dei Vostri redattori Francesco Vasta, Luisa Santangelo e Marta Silvestre, lo scrivente, avv. Gabriele Celesti del foro di Catania, quale difensore a ciò incaricato del signor Marco Strano, intende precisare quanto segue:

1) Pur non negandosi che il sig. Strano conosca il sig. Pandetta da alcuni anni, i saluti rivolti dal cantante Pandetta, che per primo si è esibito sul palco, sono il frutto di un’iniziativa autonoma dello stesso, forse in cerca di un facile e comodo riscontro mediatico (che pare essere riuscito ad ottenere).

2) Analogamente frutto di autonoma iniziativa del cantante è stato l’augurio di buon compleanno rivolto alla figlia del sig. Strano, che peraltro in quella data non compiva gli anni, essendo nativa del mese di ottobre.

3) Del tutto fuori di luogo, ed anch’esso frutto di autonoma iniziativa dell’artista, è il saluto rivolto al sig. Alessandro Strano, che il cantante non conosce né può conoscere (essendo il sig. Strano detenuto da oltre venti anni): si è trattato, anche in questo caso, della ricerca di una facile pubblicità mediatica.

4) Peraltro, nella sera del concerto, il sig. Marco Strano non avrebbe dovuto trovarsi in casa, in quanto aveva richiesto all’Autorità Giudiziaria l’autorizzazione a prendere parte al diciottesimo compleanno del nipote: autorizzazione che non è stata concessa, come da documentazione che Vi allego, con provvedimento comunicatogli in data 20 settembre 2019. Compleanno al quale hanno partecipato tutti i prossimi congiunti del sig. Strano. È quindi evidente che in soli tre giorni di certo il sig. Strano non avrebbe potuto organizzare o contribuire ad organizzare alcunché, tanto meno il concerto in questione, frutto di un’organizzazione autogestita dei cantanti protagonisti. Senza dire che stupisce che le forze dell’ordine, pur presenti all’evento che si dice non autorizzato, non abbiano ritenuto, a differenza di quanto avvenuto anche di recente in numerose altre analoghe occasioni, di interrompere lo svolgimento del concerto.

5) Il sig. Strano si trova oggi in regime di detenzione domiciliare in quanto affetto da una grave patologia fisica invalidante, a cui va aggiunta altra rilevante patologia di natura psichica, come certificato dalle strutture sanitarie pubbliche che lo hanno in cura.

6) Nessuna rilevanza, poi, è stata data nel Vostro articolo al ringraziamento ripetutamente rivolto dal cantante Gianni Vezzosi (esibitosi per ultimo e, quindi, vero protagonista della serata) ai titolari della panineria che hanno sponsorizzato ed organizzato l’evento.

Tutto quanto sopra si è ritenuto di portare alla Vostra conoscenza per rispetto della verità e per completezza di informazione ed affinché si possa procedere alla pubblicazione della rettifica nelle forme stabilite dalla legge.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
Riproduzione riservata

Coronavirus, tutto quello che c'è da sapere

La cronaca, gli aggiornamenti, le disposizioni della Regione, le informazioni utili, gli effetti collaterali. Tutto quello che c'è da sapere sul nuovo virus, arrivato anche nell'Isola.

Discariche di Motta S. Anastasia

Dalle proteste alle indagini che hanno scosso il settore dei rifiuti a livello regionale. La storia degli impianti di smaltimento della spazzatura che si trovano in contrada Tiritì e Valanghe d'inverno, tra i più grandi di Sicilia

Mario Ciancio e la mafia

Le indagini, la richiesta di archiviazione, il rigetto del giudice per le indagini preliminari e il proscioglimento. Tutte le tappe dell'avventura giudiziaria del direttore-editore del quotidiano etneo La Sicilia, imprenditore edilizio di opere pubbliche e private

Combine Catania

Dall'arresto dei vertici della squadra rossazzura alla reazione dei tifosi e della città

I processi a Raffaele Lombardo

Dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - conclusa con una condanna in primo grado a sei anni e otto mesi di carcere - a quella di voto di scambio insieme al figlio Toti. La cronaca completa del trascorso giudiziario dell'ex governatore siciliano

Leggi tutti i Dossier

Segnala una notizia

Utilizzando questo form puoi segnalare le tue notizie alla redazione

Invia un tuo contributo

I campi contrassegnati con * sono obbligatori

×