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Incendi Catania, le testimonianze dopo il disastro
«Richieste di bonifica mai prese in considerazione»

Francesca Calcagno è una residente di via Palermo, dove ieri si è sfiorata la tragedia. «Da anni chiediamo interventi, ma siamo inascoltati», afferma a MeridioNews. «Si doveva agire prima», lamenta la proprietaria del lido Le Capannine. Guarda il video

Carmelo Lombardo

Non sono passate nemmeno 24 ore dagli incendi che hanno devastato molte zone a Catania e provincia e già si cominciano a contare i danni, con i residenti e i gestori di alcune attività che hanno visto andare in fumo i sacrifici di una vita. Centinaia di persone sono state evacuate, anche via mare, grazie all'aiuto dei vigili del fuoco e con le forze dell'ordine coordinate dalla prefettura. I roghi delle ultime ore si sono sviluppati nella parte sud di Catania e nei villaggi Primosole e Azzurro. Molti gli sfollati, alcuni hanno passato la notte al palazzetto dello Sport di piazza Spedini. Poche ore dopo il disastro, i cittadini fanno il punto della situazione, sottolineando più volte come quanto accaduto si poteva evitare. Come sottolinea a MeridioNews Sara Calcagno, una residente di via Palermo. La linea di fuoco, ieri, si è fermata a 50 centimetri dalla sua abitazione. 

«Tutto è iniziato intorno alle due del pomeriggio - racconta al nostro giornale - Inizialmente vedevamo le fiamme in lontananza, così mio padre e gli altri vicini hanno pensato di bagnare gli orti vicini alle case. A un certo punto, però, il fumo ha reso l'aria irrespirabile e tutti sono stati costretti a rientrare, mia zia che abita vicino casa mia aveva le fiamme alla finestra. Dopo un po' c'è stato un attimo di panico: ho perso mio figlio di vista per un momento. La situazione poi è totalmente sfuggita di mano: alcuni hanno anche cercato di aiutare i vigili del fuoco», spiega la donna.

Gli interventi dei vigli del fuoco sono arrivati quando la situazione sembrava ormai degenerata. «A un certo punto, tutti hanno abbandonato le case - continua Calcagno - Noi abbiamo avuto l'orto bruciato, tavoli e sedie andate in fumo, ma fortunatamente la casa è salva. Poi, grazie all'intervento dei vigili del fuoco, è stato spento un albero poco più in là: questo ha permesso che un'intera abitazione non fosse divorata dalle fiamme. In questa zona non c'è l'allaccio al metano, quasi tutti hanno le bombole di gas: noi abbiamo avuto la prontezza di portarle fuori, mentre altri, presi dal panico, non lo hanno fatto: poteva finire in tragedia». 

Le case di via Palermo si trovano a pochi passi dal torrente Acquicella, che è delimitato da canne e sterpaglie. Sono state queste, secondo Calcagno, ad alimentare il fuoco. «Il torrente non viene mai bonificato, a parte un anno in cui mia madre ha raccolto le firme e c'è stato l'intervento del Comune - evidenzia la residente - Ogni anno ci sono incendi, oltretutto non ci sono delle vie di fuga né dei percorsi che possono permettere interventi agevoli dei pompieri. Senza contare le macchine abbandonate vicino al torrente: alcune, ieri sono saltate in aria - conclude Calcagno - Chiediamo sempre interventi alle amministrazione, sia in estate per evitare momenti come questi, sia in autunno durante le piogge, quando il torrente straborda creando ulteriori problemi. Tra l'altro - aggiunge la residente - abbiamo segnalato più volte la presenza di probabili scarichi abusivi nel torrente. Ma non abbiamo visto nessun operazione dell'amministrazione», lamenta.

Sull'altro fronte ci sono i danni subiti dai privati. Alla Playa è stato totalmente distrutto il lido Le Capannine, dove ai proprietari è rimasto integro davvero poco di quanto costruito per la stagione estiva. «Abbiamo provato a chiedere aiuto, ma in un attimo abbiamo visto bruciare i sacrifici di una vita - racconta a MeridioNews Francesca Raciti, proprietaria dello stabilimento - I vigili del fuoco sono arrivati tardi: all'inizio ci hanno detto che l'incendio era lontano, poi è arrivata la protezione civile a dirci di evacuare e mettere in salvo tutti quelli che erano qui. Abbiamo urlato ai clienti di scappare - continua Raciti - Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma chiediamo aiuto alla politica e alla Regione che facciano qualcosa. Già si sapeva che c'era lo stato di allerta, si poteva cercare di prevenire tutto questo, non si possono prendere provvedimenti soltanto dopo che tutto è accaduto», conclude la titolare dello stabilimento balneare.

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