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Duplice omicidio Piana, l'analisi di Gps e tabulati telefonici
Conferma di un terzo uomo presente nel luogo del delitto

Le celle agganciate dal cellulare di Gregorio Signorelli, l'unico sopravvissuto in contrada Xirumi, la notte tra il 9 e il 10 febbraio, sono le stesse di quelli dei telefonini dell'imputato Luciano Giammellaro e di suo figlio che ricevono le chiamate di Giuseppe Sallemi

Marta Silvestre

A ricostruire la dinamica di quanto accaduto la notte tra il 9 e il 10 febbraio del 2020 in contrada Xirumi, nella zona della Piana a cavallo tra le province di Catania e Siracusa, hanno contribuito anche le indagini sui Gps e i riscontri dei tabulati telefonici. A riassumerli nell'ultima udienza del processo per il duplice omicidio di Massimo Casella e il 18enne - figlio della sua compagna - Agatino Saraniti e per il tentato omicidio di Gregorio Signorelli sono stati due ispettori. Imputati sono il custode Giuseppe Sallemi e il pensionato Luciano Giammellaro

Stando a quando ricostruito, quest'ultimo si sarebbe trovato nel rifornimento di benzina poco distante mentre Sallemi sarebbe stato appostato su un promontorio da cui avrebbe avuto una perfetta visuale di tutta la zona. Dopo avere avvistato i tre, arrivati a bordo di un furgoncino, avrebbe chiamato Giammellaro e suo figlio per avvisarli. Dalle celle di aggancio dei cellulari arriverebbe la conferma del racconto fatto dall'unico sopravvissuto che, oltre a essere il testimone chiave del processo, è anche indagato nel procedimento collegato per il tentativo di furto di arance di quella notte. Nel luogo del delitto ci sarebbe stata anche una terza persona, il figlio di Giammellaro, che però non avrebbe partecipato all'aggressione. 

Quella dei cellulari di padre e figlio, infatti, sarebbe la stessa cella a cui si aggancia anche il cellulare di Signorelli che quella sera fa due chiamate alla moglie. Una prima per dire che sta andando tutto bene - «Stiamo finendo, puoi buttare la pasta» - e poi, poco dopo, una seconda telefonata in cui, invece allarma, la donna: «Mi hanno sparato», dice facendo i nomi dei due imputati. A quanto pare, dunque, li conosceva. Quel che è certo è che, nei giorni prima, Signorelli era già stato in quella zona anche se non precisamente in quei terreni. Come lui stesso aveva ammesso fin dall'inizio anche in una intervista a MeridioNews mentre si trovava ancora ricoverato all'ospedale Garibaldi di Catania a causa delle gravi ferite riportate in seguito alla sparatoria. 

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