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Nella Lega lo spettro della maxiscissione catanese
Gli insofferenti alla gestione Carrà pronti all'addio?

Gli attuali equilibri interni non soddisfano alcuni esponenti locali del partito di Salvini. E più malumori potrebbero sommarsi dando vita a un'ampia defezione. Alla finestra soprattutto gli uomini di Fratelli d'Italia, pronti a pescare nello scontento

Luisa Santangelo

Il cosiddetto «radicamento» sui territori? «Fino a quando c'è Salvini...», risponde il leghista isolano medio. Lasciando intendere con quella frase rimasta metà che in fondo il tema non sia all'ordine del giorno. I voti, la Lega, li miete in abbondanza. A prescindere dalla presenza o meno di una classe dirigente locale diffusa e affiatata. Ecco perché, dopo l'ondata di adesioni post-Politiche e lo sforzo delle Europee, nessun sussulto in senso evolutivo ha contraddistinto, negli ultimi mesi, le vicende del Carroccio nel Catanese. Ne è convinto chi, dentro il partito, guarda con insoddisfazione agli attuali equilibri tutti centrati su Anastasio Carrà. Dopo l'ascesa del sindaco di Motta Sant'Anastasia a commissario provinciale etneo, le nomine dei responsabili comunali della Lega non completano neppure le dita di una mano. E quelle che si sono fatte, vanno nella direzione che già in estate aveva suscitato malumori: accontentano cioè la cerchia di esponenti più vicina all'asse di ferro fra l'unico sindaco leghista di Sicilia e suoi alleati come gli assessori Piero Lipera, a Motta, e Fabio Cantarella, a Catania. 

Non era questo quanto si aspettavano decine di esponenti locali reclutati dalla Lega prima del boom del 30 per cento. Nel Calatino diventano commissari Enzo Gozza a Caltagirone - il leghista che non voleva chiudere il Cara di Mineo - e Giovanni Blandini a Palagonia, entrambi vicini a Carrà così come l'acese Alessandro Coco o Nino Mobilia a Fiumefreddo. E così l'insofferenza rimbalza di chat in chat, fino a velati sfottò sui sociali e alle ben più serie discussioni che alcuni fra i potenziali scissionisti intavolano ormai quotidianamente. Il gruppo dello scontento è capitanato, si direbbe ad honorem, da Alfio Allegra, reuccio delle preferenze a Librino e presidente della sesta circoscrizione al Comune di Catania. La nomina del più giovane dei figli dell'avvocato Giuseppe Lipera, Alessandro, a commissario cittadino è rimasta molto più di un boccone indigesto per l'unico salviniano che, a Catania, ricopre una carica elettiva. Percepita come uno smacco, poi, l'offerta di un posto da vicecommissario.

Proprio all'indomani della prima assemblea provinciale del partito, tenuta da una trentina di partecipanti alla presenza del senatore Stefano Candiani, commissario regionale leghista, potrebbe essersi raggiunto il punto di non ritorno. Allegra, che in confidenza si definisce quasi uno scippato, potrebbe decidere di mollare. Seguito da alcuni punti di riferimento locali come Francesco Alletta, presidente del circolo di Gravina di Catania, e l'ex forzista Gregorio Guzzetta di Belpasso, già candidato sindaco e oggi consigliere comunale. E pure Giusi Brischetto, anche lei ex aspirante sindaca ad Acireale, sarebbe pronta ad andarsene sull'onda di analoghi sentimenti. Da monitorare anche l'umore di Stefano Di Domenico, responsabile del circolo Catania identitaria.

Nessuno lascia trapelare ufficialmente una presa di posizione. Ma che questi, e altri fra i leghisti, si stiano guardando attorno è una dinamica ben nota ai vertici provinciali del partito. E arrivano soprattutto da Fratelli d'Italia gli sguardi più interessati agli sviluppi delle prossime settimane. In alcuni casi, come Allegra e Guzzetta, le trattative sarebbero già molto più di un pour parler.

Aggiornamento delle 12 del 23 novembre 2019
Il presidente della sesta circoscrizione Alfio Allegra precisa: «Non sono il capo della ribellione». Mentre la ex candidata sindaca di Acireale Giusi Brischetto puntualizza: «Non è assolutamente vero che sono prossima a lasciare il mio partito, la Lega».

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